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Adriano
Stagnaro - 27 giugno 2009
Il
Dio dei cristiani, come dice Isaia, é un "Deus absconditus",
un Dio nascosto.
Veramente
tu sei un Dio nascosto,
Dio
d'Israele, salvatore (Is 45, 15)
Si
lascia intravedere in una sorta di chiaroscuro, e, quando ti sembra di averlo
afferrato, ti sfugge. Il nostro Dio non splende nel cielo davanti agli occhi di
tutti, a piegare ogni volontà alla fede in Lui, ma si cela ai nostri sensi per
lasciarci liberi persino di non credere. Non si pensi tuttavia che questo
nascondersi significhi indifferenza, o che le nostre preghiere cadano nel vuoto:
in qualche modo misterioso esse agiscono, a loro tempo, germinando e portando i
loro frutti nel contesto misterioso del disegno della Provvidenza.
Pensate alle parole di Giovanni, il discepolo prediletto, il testimone, colui
che senza tema di smentita può affermare:
Ciò
che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo
veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre
mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (...) quello che abbiamo veduto e
udito, noi lo annunziamo anche a voi (...) (1 Gv 1, 1-3).
Nel
prologo del suo Vangelo, Giovanni scrive:
Dio
nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che é nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato (Gv 1, 18).
Significa
che noi possiamo conoscere il Padre solo attraverso il Figlio e che sono la
vita, gli insegnamenti e, soprattutto, la Resurrezione di Gesù Cristo a
rivelarci Dio.
Per chi vive la nostra situazione di malattia e di dolore, la tentazione di
sentirsi soli, abbandonati e disperati é normale. Ma é, appunto, una
tentazione. Gesù stesso ha dovuto affrontarla nell'orto degli ulivi:
Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e
angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima é triste fino alla morte.
Restate qui e vegliate". Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e
pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora (Mc 14,
33-35).
Luca,
con pignoleria da medico, quale era, aggiunge:
In
preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come
gocce di sangue che cadevano a terra (Lc 22, 44).
Ecco, cosa c'é di più incomprensibile e, dal punto di vista umano, di più
spietato del silenzio di Dio sul Monte degli Ulivi? Quello stesso Padre che gli
parla con voce di tuono nel momento del battesimo nel Giordano o durante la Trasfigurazione,
non poteva rispondere a suo Figlio, per consolarlo nel momento dell'angoscia?
Invece no.
Gesù affronta la sua passione da uomo, come ciascuno di noi affronta le proprie
disgrazie, nel silenzio del Dio nascosto. Dio non é sordo al suo dolore, anche
se non gli risponde, perché sta già preparando il suo trionfo sulla morte, la
sua Resurrezione. Anche Gesù compie un atto di fede nel Padre affrontando
volontariamente la croce, salvo dichiarare, poco prima di morire, che quanto sta
avvenendo è l'adempimento delle promesse di Dio ad Israele. Infatti, la frase:
"Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" non é
affatto il grido di disperazione di un uomo che si sente tradito da Dio, ma é
l'inizio del Salmo 22. Lungi dal disperarsi, Gesù pregava, e recitava un salmo
messianico che descrive, con 700 anni di anticipo e sconcertante dovizia di
particolari, la morte del Messia ed il
suo ritorno alla vita:
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
"Si é affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi se é suo amico" (Sal 22, 8-9)
Un branco di cani mi circonda (ndr: "cani" é il termine
solitamente usato
dagli ebrei per definire spregiativamente i pagani),
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte (Sal 22, 27-29)
Poiché il regno é del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere.
E IO VIVRO' PER LUI,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l'opera del Signore!" (Sal 22, 29-32)
Sembra un brano tratto dai vangeli e dagli atti degli apostoli, con questo
"popolo che nascerà" che sembra calzare a pennello ai cristiani.
Invece risale al tempo di Re Davide.
Ogni volta che Dio mi sembra lontano e sordo alle mie preghiere, io penso al
silenzio di Dio sul Monte degli Ulivi, e a quale grandioso trionfo quel silenzio
preludeva. E penso alle parole di S.Paolo:
Ora
vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo (Dio) faccia
a faccia (1 Cor 13, 12).
Io
aspetto quel momento con desiderio, ho molte domande da rivolgergli, ma
soprattutto una richiesta: quella di abbracciarmi, e di non farmi sentire solo
mai più.
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