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GLI SCRITTI DI GIAN CAVALLO
Gian Cavallo è uno scrittore di razza. Avrei potuto definirlo romanziere, ma sarebbe stato riduttivo: Gian è anche poeta, saggista, prosatore. Ha seguito la sua vocazione tardi, dopo una vita dedicata a lavorare nel campo dello shipping, presso importanti compagnie di navigazione. Appena dopo essersi segnalato all’attenzione del pubblico e della critica con il suo romanzo d’esordio, “Uccello migratore” (2007), ecco la tegola: a Gian viene diagnosticata la SLA. Con la tenacia del suo alter ego letterario, il commissario Gian Varallo, Gian non si ferma: pubblica il secondo romanzo, “La Memoria”, il cui ricavato devolverà all’AISLA, e, sfruttando le occasioni di contatto con i media legate al lancio del libro, diventa un testimonial della lotta alla malattia. Gian Cavallo è un autore sofisticato ma non lezioso: ha il gusto delle parole, che sa adoperare con grande maestria per evocare atmosfere suggestive e mai banali. Ma chi è Gian Cavallo? Gian è ciò che scrive nei suoi pezzi più toccanti, quelli in cui la sua profonda sensibilità si scontra con una realtà dura da accettare, alla quale si possono contrapporre solo speranza e coraggio. Gian mi perdonerà se gli rubo due brani in cui egli si mostra per ciò che è, ma io li trovo stupendi. Non ho intenzione di tediare alcuno con l’inutilità delle
parole. Ho infatti imparato a mie spese, da scrittore e lettore
appassionato, di quanto le parole, quelle stesse parole che ho sempre
privilegiato, amato, curato, coccolato, si rivelino tragicamente vuote e prive
di senso, di fronte alla malattia. Le parole del medico, fredde, senz’anima e
razionali, quelle dell’amico, che ha il pudore di interrompersi a metà,
consapevole della loro inefficacia, quelle della tua donna, che non sempre
riesci a comprendere, perché sono spesso intervallate da singhiozzi. Parole
inutili, appunto. E dunque perché scrivere questa cosa ? Per un solo motivo, un
motivo che è uno stimolo, uno stimolo che è una risposta, una risposta che è
una sfida : informare il nemico. Per fargli sapere che, pure nella
consapevolezza che prima o poi l’avrà vinta, io ci sono. Per fargli sapere
che non mi nascondo. Per fargli sapere che non fuggo. Per fargli sapere che ho
preso le armi, combatto e non alcuna intenzione di arrendermi così facilmente.
Sì, lo faccio perché il nemico sappia che io ci sono. Ci sono, ci sono con
tutta la debolezza dei miei muscoli malati, ci sono con il mio respiro che si fa
cupo, ci sono con i miei arti che non rispondono più ai miei comandi, ci sono
le mie giornate spezzate, ci sono con le mie notti buie, ci sono con i miei
sogni infranti, ci sono con i miei domani incerti, ci sono con i miei libri
interrotti a metà, ci sono io ci sono io ci sono io ci sono. (da: “Io
ci sono”) “Che te ne fai, di una bicicletta ?” A dirla tutta, in fondo in
fondo, non posso neppure dargli torto. Ma che volete, sono uno scrittore, un
vagabondo sognatore, prima, uffa di nuovo prima, inseguivo i gatti sopra i
tetti. Ma forse la risposta al suo quesito è tutta qui. Forse è per
questo che ho comprato la bicicletta. Per tornare a inseguirli. I gatti. E
pazienza se non riuscirò mai più a raggiungerli. Potrò dire d’averci
provato. (da: “La
bicicletta di un ammalato SLA”)
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Uccello Migratore Edizioni Nuovi Autori, 2007
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La Memoria Edizioni La Lontra, 2009
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Proviamo, dai Edizioni SAGEP, 2010
Il
sito ufficiale di Gian Cavallo Non perdetevi questa perla di una bellezza assoluta: “Genova” |
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