IL
SIGNORE DELLA NOTTE
di
Adriano
Stagnaro “Thunder”

Fu
quando mi ritrovai in quello strano giardino che mi accorsi di essere in balia
del Signore della Notte.
Pareva
abbandonato da anni, anzi, da secoli. Le aiuole erano coperte da eterei tendaggi
di ragnatele e sulle piante giaceva immota una patina di polvere.
“Quanto
tempo era che non ti ricordavi di questo posto?!”, gridai, rivolto verso la
casa.
“Tanto.
Tanto tempo”, mi rispose il Signore della Notte, “E… ci pensi? Se me ne
fossi dimenticato del tutto, ora non esisterebbe più, e tu non saresti lì, ma
in chissà quale altro luogo della mia fantasia”.
Guardai
verso il cancello da cui ero entrato: non c’era più. Al suo posto si ergeva
un muraglione in pietra, apparentemente privo di aperture, che si perdeva
all’orizzonte da un estremo all’altro.
“Non
mi piace qui, non mi piace per niente. Voglio cambiare! Portami da un’altra
parte!”
“Ormai
è tardi. Era troppo tempo che non pensavo a questo posto. E dire che ne ho
fatti di bei sogni, qui…”
“Non
mi importa, voglio andare via! Portami via, non sono tranquillo, c’è qualcosa
di opprimente e di indefinibile”.
“Un
attimo. Fai silenzio un attimo, lasciami ricordare… Dovrebbe esserci una
vasca, sul retro”.
Guardai
verso il retro della casa, ma non vidi nulla: due grossi alberi scheletrici
proiettavano sul lato sinistro del giardino un’ombra troppo grande per essere
la loro.
Mi
diressi verso la porta dell’abitazione.
“Dove
vai?”, mi chiese il Signore della Notte.
“Guardo
se c’è qualcuno”.
“Chi
vuoi che ci sia in un luogo che esiste soltanto nella mia immaginazione? Quelli
che stavano qui prima che che io lo creassi sono morti da secoli. Vai sul
retro”.
“Perché?”
“Obbediscimi,
non puoi fare altrimenti”.
Era
vero. Obbedii.
C’era
una vasca, scavata nel giardino, bordata con delle piastrelle azzurre. In
passato doveva essere stata una piscina, ma ormai terra e alghe l’avevano
trasformata in una conca d’acqua putrida, di cui non si vedeva il fondo.
“Allora”,
disse il Signore della Notte, “Che vedi?”
“Nulla,
solo una vasca piena d’acqua verdastra. Nient’altro, tutto intorno, per
miglia e miglia. E il muro di cinta che prosegue all’infinito, senza
uscita”.
“Non
vedi nulla nella vasca? Guarda meglio”.
Mi
accostai, facendo attenzione a non scivolare. L’acqua puzzava di marciume.
“Non
vedo niente, ma questo posto non mi piace. Portami via”.
“E’
strano. Eppure mi ricordo bene di quella vasca. Sei sicuro che non ci sia
nulla?”
Fu
allora che notai una sagoma scura sul fondo. In un primo tempo mi era sembrato
solo un gioco di luci ed ombre, ma ora osservai che si muoveva. Era lunga circa
tre metri.
“Che
cos’è?”
Il
Signore della Notte non rispose.
Dalla
vasca provenne un gorgoglio cupo.
“Che
cos’è?! Tu lo sai, è qualcosa di vivo. Nella vasca c’è qualcosa di vivo!
Dimmelo!”
Il
Signore della Notte taceva: il suo silenzio suonava come una condanna.
“Perché?
Perché hai immaginato la vasca e poi la bestia nella vasca? Cosa ti ho fatto?!
Perché non rispondi? Vuoi liberarti di me?!”
“Io
ho immaginato la vasca, questo sì”, rispose il Signore della Notte, “ma non
la Bestia. La Bestia esisteva da prima che io la immaginassi. Stava già lì.
Sta lì da sempre ed ogni tanto ha bisogno di essere nutrita”.
Dietro
le mie spalle sentii la Bestia emergere dall’acqua, emettendo un rauco gemito.
Mi voltai di scatto, terrorizzato. Nulla: l’acqua continuava a gorgogliare, ma
niente era ancora uscito dalla vasca. La sagoma, però, cominciava a farsi più
nitida.
“Maledetto!
Mille volte maledetto! Perché non mi permetti di vedere contro chi o contro che
cosa dovrò battermi?!”
“Perché
la Bestia si nutre della tua paura. Più la temi, più essa si fa forte. Se te
la avessi mostrata subito in tutto il suo orrore, tu la temeresti di meno, perché
sapresti con che cosa hai a che fare. Il vero orrore è proprio questo: non
sapere cosa si dovrà affrontare. Il vero orrore non è il mostro che si batterà
con te, ma la Bestia nella vasca che ti attende”.
“Lo
sapevo, lo sapevo che non dovevo venire qui. Non dovevo venire nel tuo sogno.
Ora verrò divorato da una Bestia che non appartiene al sogno di nessuno dei
due. E tutto questo al solo scopo che essa sopravviva per nutrirsi ancora. Anche
quelli della casa, vero?”
“Anche
quelli della casa. Loro sono stati i primi”.
“E
io non sarò certo l’ultimo”
“Vero,
tu non sarai l’ultimo”.
Improvvisamente
scoppiai a ridere, nervosamente, come un pazzo.
“Che
ti prende? Che hai da ridere?”.
Smisi
subito.
“Ho
appena saputo chi sarà l’ultimo”
Il
Signore della Notte rimase un attimo in silenzio, poi riprese.
“Vuoi
dirlo anche a me? Allora, o novello veggente, chi sarà l’ultima vittima della
Bestia?”
“Sarai
tu”.
Il
Signore della Notte tacque, mentre io ripresi a ridere forsennatamente,
in attesa del colpo mortale della Bestia.
Chissà,
forse non ci aveva mai pensato davvero. Forse non aveva mai capito che la Bestia
non gli avrebbe dato tregua, ma lo avrebbe scovato, prima o poi, sotto le forme
più svariate, in qualsiasi sogno si fosse rifugiato. Forse il Signore della
Notte non aveva mai capito che, in fondo, l’unica preda che la Bestia
desiderasse era proprio lui.
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