IL TEMPO

di

Adriano Stagnaro “Thunder”

 

 

“Dov’è?”

“Chi?”

“Il Tempo. Dov’è, dimmi, lo devo sapere!”

“Perché?”

“Ne ho bisogno”

“Per quale motivo?”

“Per rivolgergli una preghiera. Se sai dov’è, dimmelo”.

“Non lo so. Non ho mai conosciuto il Tempo. Eppure sono qui da sempre. Lo aspetto, ma so già che non si farà mai vivo, perché io non lo temo”.

“Ti sbriciolerà in sassi, e poi in polvere. Ti dileguerai nel vento. Il Tempo è potente”.

“Lo so, ma non me ne curo. Alla fine è sempre lui a vincere, quindi non lo combatto. Quando mi accorgerò della sua presenza sarà tutto finito. Sarò di nuovo sabbia, pronta per ricominciare”.

Abbandonai la Montagna.

Neppure lei sapeva dove giacesse il Tempo. La Montagna semplicemente esisteva, così come esisteva il Tempo, ma non si erano mai presentati.

Camminai a lungo, fino alla grande distesa di acqua salata che ha nome Mare.

“Dov’è? Sei tu che lo nascondi?”

“Chi?”

“Il Tempo”.

“Non so di cosa tu stia parlando”.

“Come? Non sai cosa sia il Tempo?”

“Ah… il Tempo! Che m’importa di lui? Il Tempo non esiste”.

“Perché dici questo?”

“Per me non ha senso dire prima o dire poi. Io sono sempre qua. Solo due cose esistono: la Pioggia e il Sole. La Pioggia mi dà la vita, il Sole me la toglie. Del loro eterno conflitto io mi nutro. Se uno dei due vincesse, allora avrebbe senso parlare di un prima e parlare di un poi, e crederei nel Tempo. Ma a quel punto mi interesserebbe ben poco, perché per me sarebbe comunque la fine”.

“Dunque esistono solo la Pioggia e il Sole?”

“Solo loro”.

“E io, e te, e la Montagna, e tutti gli altri?”

“Noi non contiamo, siamo solo parassiti”.

Lasciai anche il Mare: lui non credeva nel Tempo. Era solo uno sciocco manicheo che nulla riusciva a turbare.

Ogni tanto si metteva a litigare col Vento, ma finivano sempre per fare pace e ricominciavano a carezzarsi lungo il confine dei loro mondi. Ambedue esistevano senza farsi troppi problemi.

Ma io vivevo, per me era diverso. Se non fossi riuscito a convincere il Tempo, io avrei compiuto un solo ciclo e tutto sarebbe finito lì. Sarei passato come una meteora nell’indifferenza del mondo, e in poche onde anche il mare si sarebbe scordato di me.

Sentii la speranza scivolar via, e piansi a lungo. Una voce mi distolse dai miei pensieri.

“Smettila, adesso. Che hai da piangere?”

Era una Quercia.

“Piango perché non sono riuscito a trovare il Tempo. Eppure l’ho cercato a lungo e l’ho cercato ovunque”.

“Che volevi da lui?”

“Volevo dirgli che… che… Oddio, non mi ricordo più, eppure so che era importante! Che mi succede?!”

“E’ il Tempo che si difende. Ora egli è qui. Ti è sempre stato accanto, fin da quando sei partito”.

“Perché non mi ha mai risposto?”

“Perché non può darti ciò che vuoi chiedergli”.

“Ma cosa volevo? Non mi ricordo più…”

“Volevi l’oblio”.

“L’oblio?”

“Sì, l’oblio, la dimenticanza. Tu vuoi che il Tempo si scordi di te. Non ti basta più vivere, vuoi cominciare a esistere, come la Montagna, il Mare, il Vento”.

“E’ vero, volevo questo. Volevo esistere per sempre. Perché non posso?”

“Perché vivere è più che esistere, e perché nessuno e nulla può fermare il tempo. E ora ascolta. Pensa ad un istante di dolore che si moltiplica e si dilata in infiniti cicli di esistenza, o ad un momento di solitudine che ti inaridisce l’anima nella fissità di un attimo eterno. Pensa al dolore del ricordo che il Tempo non potrà più sbiadire, alla forzata prigionia del tuo essere, incatenato al ritmico succedersi di eventi sempre uguali. Tu vuoi davvero questo?”

“No, ma anche l’idea di chiudere tutto in un lampo mi gela il sangue. Voglio sottrarmi a questo destino”.

“Bene, allora. Guarda accanto ai tuoi piedi”

“Che cos’è?”

“E’ un seme”.

“E allora?”

“Allora, sarà lui a perpetuare la mia esistenza su questa terra, quando il Tempo avrà inghiottito anche me. Esso è una parte di me, ed io sono parte di lui. Questa è l’eternità che è concessa a noi viventi. Così sarà anche per te, che sei in parte ciò ch’è stato e in parte ciò che sarà. Sei un anello di una catena. E ora va, è tempo che anch’io riposi”.

Guardai la Quercia e pensai al Mare, al Vento e alla Montagna, e capii improvvisamente che il Tempo erano tutti loro, e il Cielo, e il Sole, e la Polvere. Il Tempo era in loro e loro erano nel Tempo, e forse non lo sapevano davvero. Oppure sì, e mi avevano mentito.

Ripensai alle parole della Quercia. Erano vere, ma erano solo una parte della verità. C’era dell’altro.

La soluzione era lì, sepolta nel mio cuore.

Smisi di cercare il Tempo e cominciai a cercare Dio.

   

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