I VANGELI DELL'INFANZIA

Adriano Stagnaro - rev.01 - 16 gennaio 2011 

 

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Con il termine di "racconti dell'infanzia" o "Vangeli dell'infanzia" si indicano i due brani evangelici, contenuti rispettivamente nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca, in cui si narrano gli episodi che precedettero e seguirono la nascita di Gesù di Nazareth.

Ad una lettura superficiale i due racconti presentano divergenze tali da apparire inconciliabili. Molti studiosi storico-razionalisti hanno insistito su questa incongruenza per negare la veridicità del contenuto dei Vangeli.

Nel corso della presente trattazione mi occuperò dapprima di dimostrare che le divergenze presenti sono solo apparenti e che i racconti di Matteo e Luca, in realtà, si integrano sia logicamente, sia cronologicamente. In un secondo momento verranno affrontati alcuni contenuti dei racconti dell'infanzia particolarmente importanti da meritare un approfondimento.

Partiamo da una semplice considerazione, già esposta numerose volte. Il secondo degli evangelisti a scrivere il proprio Vangelo non poteva non conoscere il contenuto di colui che lo aveva preceduto. I rapporti tra Luca ed il convegno apostolico di cui faceva parte Matteo erano infatti così stretti da non ammettere tale ignoranza. A tutt'oggi non sappiamo se il racconto dell'infanzia di Matteo era già presente nel Matteo semitico o se fu aggiunto in occasione della traduzione in greco. Nel primo caso, sarebbe stato Luca a scrivere per secondo; nel secondo caso il traduttore/integratore di Matteo.

Ad ogni modo, così come accade per le genealogie di Gesù, anche per tutti i racconti dell'infanzia i due evangelisti seguono fedelmente le rispettive fonti, senza cedere alla tentazione di armonizzare la propria narrazione con quella del Vangelo precedente. Questo significa che ciascuno degli evangelisti è sicuro di disporre di una fonte autorevolissima, probabilmente più autorevole di quella utilizzata in precedenza dal suo collega.

Matteo racconta gli eventi dal punto di vista di Giuseppe (le sue fonti sono quindi da ricercare tra i parenti di Giuseppe, probabilmente i cosiddetti "fratelli di Gesù", figli del fratello di Giuseppe, Clopa); Luca, invece, racconta gli eventi dal punto di vista di Maria, per cui è possibile che la sua fonte sia stata Maria, o direttamente, o attraverso il figlio adottivo Giovanni.

La presenza di un numero inconsueto di semitismi e di composizioni poetiche attribuite ai vari personaggi (i cantici, tra cui il Magnificat, il Nunc dimittis ecc.), che poi scompaiono nel corso della narrazione e modificano lo stile consueto di Luca, suggeriscono l'ipotesi, tutt'altro che peregrina, che Luca abbia attinto ad un documento scritto preesistente, probabilmente in ebraico o aramaico, da lui tradotto e adattato al proprio Vangelo.

Proprio la diversa fonte utilizzata dai due evangelisti per le proprie narrazioni giustifica le apparenti divergenze. Il desiderio di mantenersi fedele alla propria fonte, nonostante essa sembrasse contrastare con un Vangelo scritto in precedenza, dimostra la sincerità degli evangelisti e della Chiesa primitiva, che conservò entrambe le versioni.

 

Il Vangelo secondo Luca comincia quindici mesi prima della nascita di Gesù Cristo e racconta l'annunciazione della nascita di Giovanni battista al padre Zaccaria, creando un parallelo con l'annunciazione della nascita di Gesù a Maria. Luca spiega che Giuseppe e Maria, da Nazareth, dovettero recarsi a Betlemme, città di origine del casato di Davide, a causa di un censimento ordinato dall'imperatore Augusto. Non avendo trovato alloggio nell'albergo, i due si rifugiarono in una grotta adibita a stalla e qui nacque Gesù. Il neonato ricevette la visita reverente di pastori, avvertiti da un coro angelico che avrebbero trovato il futuro Messia avvolto in fasce in una mangiatoia. Dopo otto giorni Gesù fu circonciso; dopo quaranta giorni (il tempo necessario per la purificazione della puerpera Maria) fu portato al tempio di Gerusalemme, dove fu riconosciuto dalla profetessa Anna e da Simeone. Versato un obolo simbolico per il riscatto del primogenito, la coppia ritornò a Nazareth. Viene poi riferito che Gesù cresceva in sapienza e grazia, dopo di che Luca racconta l'episodio di Gesù dodicenne ritrovato dai genitori a disputare con i sapienti nel Tempio, in occasione del suo primo pellegrinaggio a Gerusalemme.

 

Il Vangelo secondo Matteo racconta che Maria rimase incinta per opera dello Spirito Santo e che Giuseppe rinunciò alla tentazione di ripudiarla in segreto solo dopo aver ricevuto in sogno un messaggio da un angelo. Gesù nacque a Betlemme di Giudea. Un certo tempo dopo la sua nascita, un gruppo di astrologi provenienti dall'oriente, i Magi, si recò a Gerusalemme per avere notizie del bambino, che le stelle preannunciavano sarebbe stato il nuovo re dei Giudei. Erode il grande, consultati i propri scribi, indirizzò i Magi a Betlemme con lo scopo di farsi indicare con precisione dove si trovava il bimbo, per ucciderlo e preservare così il proprio trono. I Magi ritrovarono la stella che li aveva guidati lungo il percorso sopra la casa dove abitavano Giuseppe e Maria ed offrirono doni al bambino. Avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, essi tornarono al loro paese. Un angelo avvertì in sogno Giuseppe ordinandogli di fuggire in fretta, perché Erode stava attentando alla vita del bambino, e la sacra famiglia si rifugiò in Egitto. Gesù sfuggì all'ira di Erode, che fece uccidere tutti i bambini del circondario di Betlemme aventi meno di due anni. Solo dopo la morte del re, i tre tornarono in Palestina, ma Giuseppe decise di andare a vivere il più lontano possibile da Gerusalemme, dove si era insediato il figlio di Erode, Archelao, e si trasferì a Nazareth, in Galilea.

 

Come prima operazione, passiamo in rassegna quali sono i punti comuni alle due tradizioni (ovvero alle due fonti indipendenti utilizzate da Matteo e da Luca) considerando che, per il criterio della molteplice attestazione, essi hanno maggior probabilità di essere veri:

 

·        La madre di Gesù si chiamava Maria

·        Maria si ritrovò incinta per opera dello Spirito Santo quando era ancora promessa sposa di Giuseppe

·        Il nome di Gesù non viene scelto dai genitori, ma è quello indicato dagli angeli prima a Maria, poi a Giuseppe

·        Gesù nacque a Betlemme di Giudea

·        Gesù nacque sotto il regno di Erode (confronta Matteo 2,1 e Luca 1,5)

·        La sacra famiglia si stabilì definitivamente a Nazareth, in Galilea.

 

Esaminiamo adesso le narrazioni di Luca e di Matteo esposte secondo una sinossi cronologica degli avvenimenti (vengono escluse sia l'annunciazione a Zaccaria, sia l'episodio di Gesù nel tempio):

 

Vangelo secondo Luca

Vangelo secondo Matteo

Capitolo 1 [26]Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, [27]a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. [28]Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». [29]A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. [30]L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. [31]Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32]Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33]e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

[34]Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». [35]Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. [36]Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: [37]nulla è impossibile a Dio». [38]Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

Capitolo 1 [18]Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

[39]In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. [40]Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. [41]Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo [42]ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! [43]A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? [44]Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. [45]E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».

[46]Allora Maria disse:

«L'anima mia magnifica il Signore
[47]e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
[48]perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
[49]Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
[50]di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
[51]Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
[52]ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
[53]ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
[54]Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
[55]come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».

[56]Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

 

 

[19]Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. [20]Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. [21]Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

[22]Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

[23]Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,

che significa Dio con noi.

[24]Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa,

 

(Nascita di Giovanni il battista, circoncisione di Giovanni battista, Benedictus, vita nascosta di Giovanni il battista)

 

Capitolo 2 [1]In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. [2]Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. [3]Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. [4]Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, [5]per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. [6]Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. [7]Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

 

[25]la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù. Capitolo 2 [1]Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode.

[8]C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. [9]Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, [10]ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: [11]oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. [12]Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». [13]E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

[14]«Gloria a Dio nel più alto dei cieli

e pace in terra agli uomini che egli ama».

[15]Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». [16]Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. [17]E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. [18]Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. [19]Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

[20]I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

 

 

[21]Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

 

 

[22]Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, [23]come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; [24]e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

[25]Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; [26]lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. [27]Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, [28]lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

[29]«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
[30]perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
[31]preparata da te davanti a tutti i popoli,
[32]luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».

[33]Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. [34]Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione [35]perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».

[36]C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, [37]era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. [38]Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

 

 

[39]Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.

 

 

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: [2]«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». [3]All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. [4]Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. [5]Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

[6]E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

[7]Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella [8]e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».

[9]Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. [10]Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. [11]Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. [12]Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

 [13]Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».

[14]Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, [15]dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

[16]Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. [17]Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

[18]Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

[19]Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto [20]e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». [21]Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. [22]Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea [23]e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 

La principale difficoltà da affrontare è capire cosa fece la sacra famiglia dopo la nascita di Gesù: compì tutti i riti prescritti dalla religione ebraica e ritornò tranquillamente a Nazareth, oppure dovette fuggire in fretta e furia in Egitto per evitare la persecuzione di Erode, involontariamente scatenata dall'omaggio tributato al bambino da un gruppo di astrologi provenienti dall'oriente?

 

Facciamo un attimo un passo indietro e cerchiamo di capire quale fosse la residenza abituale di Giuseppe e Maria. Secondo Luca, Maria abitava a Nazareth. Luca non specifica dove abitasse il suo promesso sposo Giuseppe, ma è verosimile che abitasse nel medesimo paese e che i due fossero in attesa della data del matrimonio per andare a vivere insieme.

In Luca 2,39, la specificazione "alla loro città di Nazaret" è un punto a favore che entrambi risiedessero abitualmente nella cittadina Galilea.

Matteo non fornisce alcuna indicazione in merito. Egli specifica solo che Gesù nacque a Betlemme di Giudea, ma non chiarisce se i suoi genitori vivevano stabilmente lì o vi si erano recati per una circostanza particolare, come il censimento di cui parla Luca. Quando narra del ritorno in Palestina dopo la fuga in Egitto, lascia intendere che la volontà di Giuseppe sarebbe stata quella di tornare in Giudea, ma che, per timore di Archelao, decise, grazie anche ad un consiglio ricevuto in sogno, di andare a vivere al di fuori della giurisdizione di costui, troppo simile al padre nelle intemperanze e nella crudeltà. Si stabilì così a Nazareth, in Galilea, soggetta al tetrarca Erode Antipa.

Matteo sembra quindi ritenere la permanenza a Betlemme tutt'altro che estemporanea.

Com'è possibile risolvere questo primo problema?

Ipotizzando che Giuseppe e Maria, normalmente residenti a Nazareth, avessero deciso di sfruttare l'occasione del viaggio fino a Betlemme, cui erano comunque obbligati per adempiere alle disposizioni del censimento, per trasferirsi in Giudea più o meno definitivamente.

Quasi sicuramente Giuseppe aveva a Betlemme dei parenti ai quali chiedere temporanea ospitalità, nell'attesa di trovare una sistemazione definitiva. Il problema è tuttavia rappresentato da Maria, che sta per partorire. Per ovvie ragioni ha bisogno di poter godere di una certa intimità per poter portare a termine la gravidanza; d'altro canto, dopo il parto, la sua condizione di puerpera le comporterà un'impurità di tipo rituale che si estenderà agli oggetti e alle persone con cui entrerà in contatto. L'albergo di cui parla Luca potrebbe essere o un caravanserraglio aperto alla frequentazione di viaggiatori di ogni tipo, nel quale Maria non può trovare la tranquillità necessaria per partorire (come ipotizzato da RICCIOTTI in Vita di Gesù Cristo, 1941; par. 242-243), oppure la casa di famiglia di Giuseppe, piena zeppa di parenti giunti come lui per farsi registrare nel luogo di origine, in cui non c'è un posto riservato in cui Maria possa stare in tranquillità senza correre il rischio di trasmettere l'impurità puerpuerale al resto dei familiari (come suggerito da Spinella in "Non c'era posto per loro nell'albergo?", 2005).

In entrambi i casi, Giuseppe e Maria devono trovare un alloggio di fortuna almeno per il parto e finiscono per rifugiarsi in una grotta adibita a stalla, posta leggermente al di fuori del paese, probabilmente anch'essa di proprietà dei parenti di Giuseppe.

Questa sistemazione non è affatto inconsueta, soprattutto per una coppia proveniente da Nazareth. Gli scavi archeologici realizzati a Nazareth sotto la Basilica dell'Annunciazione, comprendenti anche la casa natale di Maria, hanno dimostrato che le abitazioni erano consuetudinariamente costituite da una porzione posteriore, ricavata da una grotta o scavata nella roccia, connessa ad una porzione anteriore con altri vani realizzati in muratura. Come culla di fortuna, per tenere il neonato al caldo, lontano dall'umidità del terreno, Maria adoperò una mangiatoia.

RICCIOTTI ci informa che la tradizione che vuole che il luogo di nascita di Gesù sia stato proprio una grotta è molto antica e ben documentata anche al di fuori del Vangelo di Luca:

 

La grotta, fra i luoghi archeologici della vita di Gesù, è quello che ha in suo favore testimonianze più antiche e autorevoli, fuor dei vangeli. Anche astraendo da vari Apocrifi che ci ricamano attor­no molto, nel secolo II Giustino martire ch'era palestinese di nascita offre questa preziosa testimonianza: Essendo nato allora il bambino in Bethlehem, poiché Giuseppe non aveva in quel villaggio dove albergare, albergò in una certa grotta dappresso al villaggio e allora, essendo essi colà, Maria partorì il Cristo e lo pose in una mangiatoia, ecc. Nei primi decenni del secolo III Origene attesta egualmente la grotta e la mangiatoia, e si appella alla tradizione notissima in quei posti e anche presso gli alieni dalla fede (Contra Celsum, 1, 51). Sulla base di questa tradizione Costantino nel 325 ordina che si costruisca sulla grotta la grandiosa basilica (cfr. Eusebio, Vita Constantini, m, 41-43), che nel 333 è ammirata dal pellegrino di Ilordeaux e che rispettata nel 614 dai Persiani invasori è tuttora su­perstite. (RICCIOTTI, Vita di Gesù Cristo, 1941; paragrafo 244)

 

In quella stessa notte Giuseppe e Maria ricevettero la visita dei pastori, invitati dagli angeli.

Una volta superata l'emergenza, Giuseppe deve essersi dato da fare per trovare un alloggio più consono per la moglie e il bambino. Dalla stalla i tre si trasferirono in una casa (confronta Matteo 2,11) e poterono compiere con tranquillità sia gli adempimenti relativi al censimento, sia i rituali prescritti dalla legge mosaica: circoncisione dopo otto giorni e presentazione al Tempio dopo quaranta giorni, con riscatto del primogenito e purificazione della puerpera.

L'arrivo dei Magi ha luogo solamente dopo questi eventi, e cronologicamente va collocato dopo parecchi mesi.

La nostra percezione temporale degli eventi è falsata dall'abitudine di festeggiare l'Epifania circa dieci giorni dopo il Natale e di inserire i Magi nel presepe accanto ai pastori. In realtà si tratta di avvenimenti spazialmente e cronologicamente ben distinti.

Quando Erode decide di dare avvio alla strage degli innocenti, egli ordina di uccidere tutti i bambini di età inferiore ai due anni, basandosi sulla data in cui i Magi avevano visto sorgere la stella che annunciava la nascita del nuovo re dei Giudei. C'è una bella differenza tra un bambino di 40 giorni ed un bambino di due anni. Ipotizzando che Erode, indicando i due anni, abbia voluto tenersi largo, con un margine di sicurezza piuttosto ampio, bisogna comunque dedurre che tra la nascita di Gesù e l'arrivo dei Magi sia trascorso almeno un anno-un anno e mezzo, se non di più.

Un altro particolare che indica che sia già trascorso parecchio tempo dalla nascita è dato dal fatto che i Magi trovano Gesù e Maria sistemati in una casa, non più nella grotta che li aveva ospitati i primi giorni.

La presenza della sacra famiglia a Betlemme, dopo così tanto tempo dalla nascita di Gesù e dall'espletamento dei doveri religiosi, implica quindi la decisione di stabilirsi in Giudea.

A questo punto il versetto Luca 2,39 potrebbe anche essere interpretato alla lettera: i tre, compiuti i rituali prescritti, ritornarono temporaneamente a Nazareth, per poi ritornare nuovamente a Betlemme e stabilirvisi definitivamente.

La permanenza a Betlemme per parecchi mesi autorizza Matteo a ritenere che fosse questa cittadina la residenza abituale della coppia.

L'arrivo dei Magi sorprende Giuseppe e Maria, che sono costretti a cambiare i propri piani. I Magi recano con sé doni simbolici per Gesù ma anche il pericolo rappresentato da Erode. La notte stessa successiva all'incontro con i sapienti orientali, Giuseppe riceve in sogno da un angelo l'ordine di fuggire in Egitto perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe e Maria non perdono tempo e fuggono all'istante.

Perché proprio in Egitto? Per fare avverare l'antica profezia di Osea 11,1, "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio" ?

Se si osserva una cartina della regione, si nota che, non volendo tornare verso Gerusalemme, dove ha sede la corte di Erode, l'unica via di scampo è proprio verso sud-est, in direzione della costa, a meno di non volersi perdere nel deserto dell'Idumea. Essendo l'intera Palestina sotto il regno del tiranno, il primo stato libero dalla minaccia, nella direzione prescelta per la fuga, è proprio la provincia romana d'Egitto.

Giuseppe, Maria e Gesù rimasero in Egitto fino alla morte di Erode. Il tempo complessivo non è noto, ma non può essere superiore a sei mesi-un anno.

Morto Erode, la Giudea passò al figlio Archelao, che subito dimostrò di poter gareggiare con il padre in crudeltà. Temendo che Archelao potesse prendersela con Gesù, Giuseppe decise di rifugiarsi in un posto sicuro e nessuno poteva essere migliore della minuscola Nazareth, in Galilea, dalla quale lui e Maria provenivano e nella quale potevano sicuramente godere dell'appoggio di altri parenti. Negli stessi anni, inoltre, la vicina città di Sepphoris iniziò ad offrire molte opportunità di lavoro nei cantieri edili voluti dal tetrarca Erode Antipa nell'ambito di operazioni di ricostruzione e modernizzazione urbanistica.

La coppia con Gesù tornò quindi a Nazareth e qui si stabilì in via definitiva.

 

L'incongruenza tra il racconto di Luca e quello di Matteo, apparentemente inconciliabile, è stata risolta con una semplice precisazione cronologica degli avvenimenti. Le due narrazioni ora si integrano vicendevolmente.

 

Passiamo adesso ad esaminare alcuni contenuti dei Vangeli dell'infanzia che meritano un po' più di approfondimento.

Come già evidenziato, Luca ritiene la figura di Giovanni il battista talmente importante da ricostruire anche le vicende che portarono alla sua nascita. Luca è inoltre l'unico autore a suggerire un rapporto di parentela, sia pure non ben definito, tra Gesù e Giovanni battista, per parte di madre (Maria è infatti definita parente di Elisabetta, madre di Giovanni).

L'annunciazione a Zaccaria della futura nascita di Giovanni avviene con modalità simili a quelle con le quali a Maria viene annunciata la futura nascita di Gesù. Ci sono però delle significative differenze, che non sono casuali.

Il relatore del messaggio è in entrambi i casi l'arcangelo Gabriele. Egli appare a Zaccaria all'interno del tempio di Gerusalemme, alla destra dell'altare dell'incenso, proprio nel momento in cui il sacerdote sta per fare l'offerta. In pratica Gabriele si presenta a Zaccaria in tutta la sua gloria e in un luogo sacro, il che dovrebbe convincere il sacerdote della verità dell'annuncio che gli viene fatto.

Zaccaria, che fin dall'inizio della visione si spaventa, con la sua risposta scettica («Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni». Luca 1,18) mette in dubbio non solo la potenza di Dio e la sua capacità di agire sulla natura umana, ma anche la sincerità di Gabriele che gli si è manifestato sin da subito come una creatura angelica.

Per questo Gabriele lo punisce. Dapprima si presenta, ponendo come credenziali di affidabilità il fatto di stare al cospetto di Dio, dopo di che gli impone una pena che è anche un segno: Zaccaria rimarrà muto sino a quando la profezia si sarà avverata.

Sei mesi dopo, l'arcangelo Gabriele viene inviato presso Maria. Si noti la delicatezza con la quale egli si presenta alla fanciulla: non appare in tutto il suo fulgore, con il rischio di terrorizzarla, ma entra da lei, come un normale viandante, salutandola con una formula inconsueta: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".

È questo saluto a turbare Maria, più che la presenza dello sconosciuto. In effetti anche questo particolare è singolare. Come mai Maria non sembra affatto turbata dall'avere un estraneo in casa?

Le risposte possono essere molteplici. Innanzitutto bisogna immaginare il colloquio tra Maria e Gabriele come svoltosi in uno dei vani anteriori, in vista, se non addirittura sotto una specie di portico d'ingresso. Gabriele entra in quella che è la proprietà di Maria (dei suoi genitori) e subito porge il saluto.

Il dialogo è pertanto visibile anche dall'esterno, per cui Maria è abbastanza sicura di non correre rischi: in caso di pericolo potrà chiamare aiuto e qualcuno accorrerà.

È anche possibile che Maria non sia sola in casa ma che, mentre lei attende a compiere le faccende domestiche, qualcuno dei suoi genitori o degli altri parenti sia presente in una o più delle altre stanze.

Un'altra ipotesi è che presso la casa di famiglia venissero commercializzati i prodotti ottenuti dal padre di Maria con la sua attività di pastore e che Maria abbia inizialmente scambiato Gabriele per un cliente.

Infine è possibile che Gabriele si sia manifestato a Maria con aspetto angelico e che lei abbia capito subito con chi aveva a che fare. Di sicuro, Maria si rende conto che lo sconosciuto è inviato da Dio non appena questi le annuncia che è stata prescelta per essere la madre del Messia.

La prima reazione di Maria non è l'incredulità, come per Zaccaria, ma lo stupore: "Come è possibile? Non conosco uomo".

Molti illustri commentatori antichi e moderni, da Sant'Agostino a RICCIOTTI, ritengono che Maria avesse fatto da tempo voto di perpetua verginità e che Giuseppe avesse deciso di sposarla acconsentendo a questa sua volontà. Anzi, fornendole una maggiore garanzia di portare a termine questa sua consacrazione a Dio.

Osservano infatti che, all'obiezione di Maria, l'arcangelo avrebbe potuto rispondere semplicemente: "ora non lo conosci, ma in seguito questo accadrà", il che avrebbe fatto sembrare il dubbio di Maria molto ingenuo. Secondo questi studiosi il senso delle parole di Maria è: "Come è possibile? Non conosco uomo e ho fatto voto a Dio di non conoscerne neanche in futuro".

A mio parere questa interpretazione è frutto più di devozione popolare che di ricerca storica. Nella Palestina del primo secolo d.C., in ambiente ebraico, non esiste alcuna segnalazione di voto di castità o di verginità riservato alle donne che possa essere ricondotto ad un periodo precedente alle lettere di Paolo, che esaltano questa condizione.

Tra gli ebrei una figlia nubile oltre l'età consuetudinaria per il matrimonio era considerata una sciagura e la stessa Elisabetta, qualche versetto prima, si rallegra per il fatto che il Signore, facendola rimanere incinta, si era degnato di togliere la sua vergogna tra gli uomini (Luca 1,25).

Un matrimonio sereno benedetto da molti figli era il sogno di ogni ragazza ebrea.

Non si vede per quale motivo questo non dovesse essere anche il sogno di Maria. Né si capisce perché mai Giuseppe avrebbe dovuto acconsentire e sostenere un'iniziativa che, per il contesto storico e sociale dell'epoca, doveva risultare assai strampalata e toglieva a un discendente del casato di Davide la possibilità di avere eredi a cui conferire il lignaggio regale.

La prima risposta di Maria a Gabriele deve essere interpretata solo per quello che è: un'esclamazione di stupore da parte di una ragazzina di 14-16 anni alla quale viene annunciato che concepirà nientedimeno che il Messia atteso dai profeti. Maria intuisce in qualche modo che l'arcangelo si sta riferendo ad un evento immediato, molto vicino, non posposto nel tempo, e resta sbigottita: come è possibile che io possa restare incinta se non ho rapporti sessuali con il mio fidanzato (e non ne avrò fino al giorno del matrimonio)?

A questo punto Gabriele le svela che il figlio non sarà opera di Giuseppe, bensì dello Spirito Santo. A questa rivelazione Maria risponde con la piena accettazione della volontà di Dio.

L'interpretazione proposta da Sant'Agostino non è sostenibile in quanto comporterebbe più problemi di quelli risolti.

Se davvero Maria, all'annuncio angelico della sua futura maternità, benedetta e voluta da Dio per la salvezza d'Israele e dell'umanità, avesse risposto "Come è possibile? Non conosco uomo e ho fatto voto a Dio di non conoscerne neanche in futuro", ella avrebbe anteposto la propria volontà a quella divina, commettendo un peccato che è francamente impossibile attribuirle.

Un tale atto di contrasto con i disegni del Signore e di difesa egoistica dei propri progetti (sia pure sviluppati per compiacere Dio) non è compatibile con il comportamento passato e futuro della "serva del Signore" e va pertanto respinto a favore dell'ipotesi alternativa.

 

Un'altra interpretazione più devozionale che realistica è quella che suggerisce che Giuseppe, saputo che Maria era rimasta incinta dello Spirito Santo, volesse licenziarla in segreto, non ritenendosi degno di fare da padre, sia pure putativo, al nascituro di origine divina.

Il Vangelo di Matteo chiarisce bene l'imbarazzante situazione. Maria era promessa sposa di Giuseppe e questo status, che precedeva il matrimonio vero e proprio, di qualche mese o anno, comportava dei vincoli piuttosto rigidi per i due futuri coniugi, compresa, ovviamente, la reciproca fedeltà. Ad un certo punto, senza alcun preavviso, Giuseppe si rende conto che la propria fidanzata è incinta, senza che lui ne abbia responsabilità. Questa scoperta è sicuramente posteriore al viaggio compiuto da Maria per assistere Elisabetta ed alla sua permanenza in Giudea per almeno tre mesi.

È chiaro che cosa abbia potuto pensare il povero Giuseppe: non tanto che Maria lo abbia deliberatamente tradito (altrimenti non si sarebbe fatto scrupolo di ripudiarla pubblicamente, condannandola però alla pubblica disistima, se non al rischio di lapidazione), quanto che abbia potuto rimanere incinta dopo aver dovuto subire violenza o inganno. Ma, senza un colpevole al quale fare scontare la malefatta, questa storia dell'angelo e dello Spirito Santo sembra tanto il frutto di un'allucinazione post traumatica. Vendicarsi non può, tenere con sé Maria con quello che sembra il frutto del peccato non se la sente: a Giuseppe non resta che licenziare Maria in segreto, in modo che lei possa farsi una nuova vita con qualcun altro.

Mentre ancora è arrovellato sulla decisione da prendere, Giuseppe fa uno di quei sogni ispirati da Dio che in più occasioni salveranno la pelle sua e della sua famiglia: un angelo gli conferma che il bimbo che cresce nel ventre di Maria è stato generato dallo Spirito Santo e che si tratta di colui che salverà il suo popolo dai peccati.

Il sogno dovette essere parecchio convincente perché, subito dopo, Giuseppe acconsentì a prendere con sé Maria come sposa, prima che ella partorisse.

 

Un piccolo particolare che può sfuggire ad una lettura superficiale. Quando i pastori, su sollecitazione degli angeli, giungono alla grotta in cui trovano Gesù, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, oltre a Giuseppe e Maria vi sono altre persone.

A svelarlo è un versetto quasi incidentale:

 

Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. (Luca 2,18)

 

Fatto salvo che il pargolo non era in condizione di stupirsi e che di Maria viene precisato subito dopo che serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore, è strano che Luca, con la locuzione "tutti", intendesse il solo Giuseppe.

Bisogna invece supporre la presenza di diverse persone, oltre alla sacra famiglia ed ai pastori. Di chi poteva trattarsi?

Evidentemente di qualcuno che nutriva interesse per la stalla utilizzata come rifugio temporaneo: con buona probabilità dovevano essere il legittimo proprietario con qualche aiutante, forse allertati dal fuoco acceso da Giuseppe per scaldarsi, che erano venuti a controllare che la frequentazione non fosse dovuta a ladri o balordi.

Nel caso in cui la grotta-stalla facesse parte delle proprietà della famiglia di Giuseppe (situazione decisamente più logica), dobbiamo allora immaginare che i parenti non abbiano abbandonato Giuseppe e Maria a se stessi, ma che abbiano fatto la spola tra la casa di famiglia e la stalla, per assicurarsi che il travaglio procedesse senza complicazioni e che i due sposi avessero a disposizione quanto loro serviva in questa situazione di emergenza. Una volta nato il bambino, i parenti si sarebbero radunati e soffermati in loco per congratularsi con i nuovi genitori per la nascita del primogenito, per di più maschio, ed in tale occasione sarebbero sopraggiunti i pastori recanti il messaggio ricevuto dagli angeli.

 

È interessante notare quanto la fantasia popolare e i racconti dei Vangeli apocrifi abbiano influenzato la nostra visione dell'episodio dei Magi, distorcendo le informazioni essenziali riportate nel Vangelo di Matteo.

Di solito, parlando dei Magi, essi vengono definiti "re Magi" e la tradizione ci tramanda anche i loro nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

In realtà il Vangelo non riporta né il titolo regale, né il loro numero, né, tanto meno, i loro nomi. Un'altra tradizione tardiva vuole che provenissero da paesi lontani posti nei continenti allora noti (Europa, Asia e Africa) per significare la missione salvifica universale del Cristo: questo è il motivo per cui vengono spesso raffigurati come un bianco, un arabo e un nero.

L'esegesi storico-critica ha bollato l'intero capitolo 2 di Matteo come una pia invenzione senza alcun contatto con la realtà: non si tratterebbe della cronaca degli avvenimenti, bensì di una composizione didascalica, midrashica, costruita per fornire un insegnamento: il rifiuto di Gesù da parte del suo popolo (rappresentato da Erode e dalla sua corte) e l'accoglienza ricevuta da parte degli stranieri, dei pagani. Il racconto sarebbe poi stato arricchito di particolari atti a richiamare antiche profezie e creare parallelismi tra l'infanzia di Gesù e quella di altri grandi personaggi della storia ebraica, scampati alla morte per intervento divino (per esempio Mosé, salvato dalle acque).

Ma se le cose stessero esattamente in questi termini non si capirebbe come mai Matteo abbia dovuto portare sulla scena dei personaggi assolutamente avulsi dal contesto della narrazione evangelica precedente e successiva all'episodio come i Magi.

Già il concetto che la corte di Erode il grande, mezzo arabo e mezzo idumeo, detestato dai suoi sudditi e in particolare dai farisei, potesse in qualche modo rappresentare il popolo ebraico ed il suo rifiuto di Gesù è piuttosto traballante.

Utilizzare nientedimeno che astrologi persiani per rappresentare la buona accoglienza di Cristo presso i pagani è ancora più insensato, considerando che il Vangelo di Matteo fu scritto per gli ebrei, ma in un momento in cui cominciava ad essere grande il successo del cristianesimo tra i greci e tra i romani. Perché mai, al posto di una delegazione di filosofi greci o di militari romani, inventarsi una comitiva di Magi, appartenenti ad un popolo all'epoca nemico di Roma e presso il quale il cristianesimo non riuscì praticamente mai ad attecchire?

Si tratterebbe di un'invenzione senza senso, a meno che le cose non siano andate proprio così.

Un gruppo colorito di stranieri come dovevano essere i Magi e il loro seguito (vista la ricchezza dei doni che offrono a Gesù bisogna ipotizzare che la carovana fosse ben difesa da un adeguato numero di servi) non poteva certo passare inosservato a Gerusalemme. Il loro stesso comportamento (chiedere a chiunque dove si trovasse il re dei Giudei da poco nato) sembrava fatto apposta per raccogliere attenzione e stimolare la curiosità popolare a prendere visione dell'insolito gruppo.

Visto che Matteo è il primo a scrivere un Vangelo in lingua semita, la probabilità che ci sia ancora qualche testimone oculare o discendente di testimone oculare pronto a confutare quanto riporta è piuttosto alta. Perché quindi inventarsi un fatto che avrebbe potuto essere facilmente smentito, in quanto troppo eclatante per non lasciare alcuna traccia nella memoria dei suoi contemporanei?

Da qualunque parte la si guardi, l'ipotesi di un'invenzione narrativa fa acqua da tutte le parti.

L'effettiva presenza di Magi nella Gerusalemme del 5 a.C. alla ricerca del salvatore del mondo, al contrario, è assolutamente verosimile.

Bisogna innanzitutto fare chiarezza su chi erano i Magi e da dove provenivano.

I Magi erano sacerdoti dello Zoroastrismo provenienti dall'impero persiano, studiosi di astrologia e astronomia.

Scrive a tal proposito M. Crudele, alla voce: "Betlemme, Stella di", nel Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede:

 

"Secondo Erodoto (V sec. a.C.), i Magi (gr. mágoi) sarebbero stati una casta dei Medi, appartenenti alla classe dotta dei sacerdoti, studiosi dei libri sacri e dediti all’osservazione del cielo (cfr. Storie, lib. I, 101), ma la ricerca storiografica più recente ne colloca l’origine più probabilmente a Babilonia e in Persia, piuttosto che nella Media. Nell’Antico e Nuovo Testamento con quel nome si indicano persone dedite alla magia, seppur ampiamente intesa. Matteo non parla di “re”, né sono definiti così dai Padri della Chiesa più antichi; eppure già Tertulliano all’inizio del 200 scrive che i Magi in Oriente erano considerati re. La spiegazione può essere nel desiderio di applicare profezie come quella di Isaia: «Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere» (Is 60,3), oppure del Salmo 68: «Per il tuo tempio, in Gerusalemme, a te i re porteranno doni» (Sal 68,30). Il fatto che l’evangelista Matteo non citi queste e altre profezie, pur così opportune e applicabili agli eventi narrati, potrebbe essere un indizio della storicità del racconto dei Magi: sapendo che non erano re, non ritiene che queste citazioni siano pertinenti alla loro adorazione del Bambino. Se avesse avuto come obiettivo solamente il compimento di profezie, non avrebbe perso l’occasione di utilizzare anche queste. Presto, però, nella cristianità si cominciò a chiamare Re i Magi, anche per indicare la loro importanza e, con la loro adorazione, la sottomissione dei potenti della terra al Dio fatto Bambino.

I personaggi in questione erano quasi certamente di religione zoroastriana e cultori dell’osservazione del cielo, assai probabilmente astrologi, nel senso che questo termine indicava all’epoca, nella sua accezione assiro-babilonese e non ellenica. Ricordiamo che nell’originale tradizione mesopotamica le apparenze del cielo venivano viste come un “riflesso” e a volte una “anticipazione” di quanto avveniva sulla terra, ma senza implicazioni di carattere causale ed astrolatrico. Dei Magi non se ne conosce il numero: la tradizione cristiana ne rappresenta due in un affresco del IV secolo nelle catacombe dei santi Marcellino e Pietro a Roma, tre o quattro in altre note rappresentazioni catacombali, ma anche fino a quattordici. Sui loro nomi, a partire dal VII secolo si trovano fonti a favore di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, come riferisce il Venerabile Beda (673-735), che specifica inoltre come il terzo fosse anche negro. I loro presunti resti furono trovati in Persia, portati a Costantinopoli da s. Elena o dall’imperatore Zenone, quindi trasferiti a Milano nel V secolo e poi portati definitivamente a Colonia nel XII secolo, nel cui Duomo esiste tuttora un sepolcro oggetto di grande venerazione. Il discorso rivolto nel 1980 da Giovanni Paolo II a scienziati ed universitari riuniti proprio in quella cattedrale a Colonia ne fa un esplicito riferimento in chiusura (cfr. Insegnamenti, III,2 (1980), p. 1211).

Riuscire a identificare la loro provenienza può aiutare a stimare il tempo di percorrenza dalla loro terra a Gerusalemme. A seconda della localizzazione nel vicino Oriente mesopotamico, le distanze dalla Città Santa variano tra gli 800 e i 2000 km; con una media di 50 km al giorno (un’andatura tranquilla per i cammelli delle carovane che attraversavano il deserto), la durata netta del viaggio potrebbe essere stata di 15-40 giorni. Ma non è escluso che un simile viaggio implicasse un tempo anche più lungo. In merito alla loro provenienza, Tertulliano dirà che essi venivano dall’Arabia, applicando alla lettera uno dei salmi messianici: «i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi» (Sal 72,10)."

 

L'escatologia zoroastriana prevedeva la nascita miracolosa di un salvatore del mondo (il Soccorritore, o Saosihans), nato da una vergine, annunciato da una stella lucente, il quale avrebbe risolto in via definitiva l'eterno conflitto tra bene e male a vantaggio del primo. I Magi viventi intorno al primo secolo avanti Cristo dovevano essere a conoscenza del fatto che simili aspettative erano nutrite anche dagli ebrei, i quali attendevano un Messia che avrebbe inaugurato il regno di Dio sulla terra, dando inizio alla fine del mondo.

I Magi provenienti da oriente, nel racconto di Matteo, giungono a Gerusalemme per rendere omaggio al neonato re dei Giudei. I doni che offrono a Gesù (oro, incenso e mirra) sono beni di valore, generalmente riservati ai re. Ma perché mai affrontare un viaggio di 1000-2000 km solo per venire a visitare il futuro sovrano fantoccio di un protettorato degli odiati nemici dell'impero romano?

È chiaro che i Magi cercano ben altro che un futuro re. È per questo che non si sconvolgono a trovarlo in un'abitazione qualunque, ma autorevolmente segnalata da un evento soprannaturale come la stella che li guida, anziché alla corte di Erode.

Essi cercano il futuro Salvatore, sulla base dell'interpretazione che hanno dato ad alcuni eventi astronomici del tutto eccezionali, verificatisi negli anni precedenti e nell'anno in corso.

Non è un caso se, una volta trovatolo, i Magi si prostrano fino a terra per adorarlo, così come farebbero per un essere più divino che umano.

Un povero pubblicano della Galilea come Matteo, dei Magi e dello Zoroastrismo non doveva sapere praticamente nulla. Com'è possibile allora che abbia potuto mostrare, con sostanziale esattezza, le reminiscenze di tradizioni religiose persiane che noi conosciamo soltanto da redazioni tardive dell'Avesta, non anteriori al terzo secolo dopo Cristo? (Cardini F., Giù le mani dai re Magi!, 2007)

 

Tutto il brano di Matteo è ricco di dettagli che confermano la veridicità della narrazione.

Erode viene a sapere che vi sono dei Magi che vanno cercando per Gerusalemme il re della Giudea prima ancora di incontrarli. Probabilmente la notizia gli perviene attraverso la fitta rete di spie di cui noi oggi sappiamo poteva disporre. Altro elemento verosimile è la prudenza del monarca, il quale convoca i Magi di nascosto, in segreto. Già il fatto che per la capitale del suo regno se ne vadano in giro degli stranieri in cerca del futuro re dei Giudei, come se lui non contasse nulla e fosse già morto e sepolto, doveva essere difficile da ingoiare per Erode. I Magi dovevano essere delle personalità dell'epoca per poter godere di impunità dinanzi ad un simile affronto.

Erode decide di incontrarli lontano da occhi indiscreti, per non alimentare dicerie e sospetti in un popolo che già lo vede come un re illegittimo, imposto dai Romani.

Altrettanto verosimili sono l'astuzia che manifesta in tale occasione, riuscendo a farsi dire l'epoca in cui era apparsa la stella, per risalire all'età di colui che considera un semplice concorrente al trono, e lo scatto d'ira con il quale reagisce alla beffa propinatagli dai Magi, ordinando il massacro indiscriminato dei fanciulli, pur di ottenere il proprio scopo di eliminare il futuro re.

Il ritratto di Erode il grande che emerge da questi pochi versetti coincide perfettamente con quanto narrato in più libri da Giuseppe Flavio.

 

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