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APOLOGETICA CATTOLICA
Fin dal primo momento in cui ho scoperto di essermi ammalato, ho cominciato a chiedermi: “Perché Dio ha permesso che mi accadesse questa cosa terribile?” Alla fine, ho trovato delle risposte. Credo che Dio abbia permesso – badate bene, “permesso”, non “voluto”!- che io conoscessi la SLA sulla mia pelle, affinché io gli rendessi testimonianza direttamente dall’inferno del dolore, riuscendo a trasformare un evento tragico, come questa malattia, in un’occasione di salvezza per me e per gli altri. Di solito chi é colpito da SLA o simili ha come prima reazione quella di prendersela con qualcuno e, non trovando nessuno, se la prende con Dio. Ma Dio non c'entra nulla, Dio non manda le malattie: le malattie, così come la morte, il dolore, le ingiustizie, fanno parte di questo mondo, che non é un mondo perfetto, ma va avanti con le sue regole. Dio ha stabilito di non intervenire in maniera eclatante in questo mondo, tranne che in casi eccezionali, per non opprimere la nostra libertà. Soprattutto, Dio ci ha promesso che tutto il dolore, le ingiustizie, le sofferenze patite in questo mondo verranno ricompensate nell'altro. Il Vangelo è tutto una promessa di giustizia ultraterrena: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”, “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati”. Ecco, io credo che già sia un miracolo il fatto che Dio mi abbia permesso di trasformare un Male, la malattia, in uno strumento per la vita eterna: in questo modo io non la subisco, ma la cavalco. Se qualcuno, attraverso la mia testimonianza di fede, si avvicinerà a Dio, allora il mio sacrificio sarà stato utile e, per quanto vi potrà sembrare assurdo, ne sarà valsa la pena. Non avrei la forza di accettare questa prova se non fossi certo che Dio stesso, facendosi carne e sangue, l’abbia affrontata prima di me, sperimentando di persona la solitudine, la paura, l’abbandono, il dolore e la morte. E tutto per insegnarci che amare è molto più importante che vivere. E non avrei il coraggio di andare incontro al mio futuro se non fossi sicuro che tutto ciò che la vita mi ha tolto, a tradimento, Dio me lo restituirà dall’altra parte. Comprese le mie braccia e le mie gambe, le camminate in montagna e le partite a pallone con gli amici. E’ per questo che io non ho alcuna paura di morire. Perché io credo in Dio.
Nasce da un libro in corso d’opera, che ho iniziato a scrivere e non so se terminerò mai. L’ho intitolato: “E voi, chi dite che io sia?”, la domanda che Gesù Cristo, da duemila anni, rivolge al cuore di ogni uomo. All’inizio voleva solo essere un libro di riflessioni sui Vangeli. Poi, mi sono reso conto che l’orizzonte andava ampliato, gli argomenti approfonditi, le tematiche allargate alla difesa della verità del messaggio evangelico contro gli attacchi feroci che arrivano da ogni parte. Non è casuale che le prime bordate siano venute da coloro che si autodefinivano “illuministi”, gli alfieri della “luce della ragione”. Non è casuale per chi ricorda che proprio il primo che fu chiamato “Portatore di Luce”, Lucifero, è il più crudele avversario di Dio ed il più ingordo divoratore di Speranza del creato.
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