CARPENTERIA BOSELLI

di Thunder

 

 

 

 

 

Ci sono dei periodi in cui la vita ti prende a calci e ti colpisce proprio fino in fondo, lasciandoti a terra, rantolante e senza fiato.

Non appena incominci a pensare: "Non ce la faccio più, non si può andare avanti così...", ecco che quella stessa vita bastarda estrae dal cilindro una gemma preziosa e iridescente, una supernova di emozioni come il gol di Boselli. Allora la bilancia torna in pari, e sei di nuovo pronto a perdonarle tutto e a sopportare tutto.

Non fate i furbi: quando io dico "il" gol di Boselli sapete benissimo a quale io mi riferisca. Quando un genoano parla "del" gol di Branco è automatico che si riferisca alla minella del brasiliano nel derby vinto 2-1 contro la Samp; analogamente, quando cita "il" gol di Skuhravy, non può che riferirsi al 3-2 del ritorno di coppa Uefa contro l' Oviedo. Così, a datare da domenica 8 maggio 2011, anche l'espressione "il" gol di Boselli ha acquisito una connotazione univoca, indipendente dal fatto se l'argentino si rivelerà una meteora nel cielo rosso-blu o se l'anno prossimo segnerà 50 marcature.

Boselli, Boselli... chi era costui?

Uno che si chiama Mauro Boselli potrebbe in effetti fare di tutto, tranne che il calciatore. Per fare il calciatore ci vuole un po' di marketing anche nel nome, come ci hanno insegnato i brasiliani. Sentite come suona bene "Claudio Ibrahim Vaz Leal, detto Branco": sembra una locomotiva che arriva a tutta forza!

Sentite invece come suona male "Mauro Boselli". Potrebbe andar bene come nome per un compagno di scuola di vostra figlia ("Mamma, lo sai che oggi la maestra ha interrogato Boselli di matematica e lui ha fatto scena muta?"), per un'impresa artigiana ("Premiata ditta Mauro Boselli e figli, carpenteria metallica"), per un onesto commerciante ("Salumeria Boselli, dal 1919"). Per un calciatore professionista non funziona, non arriva proprio.

Lui, poi, ci mette del suo: niente polemiche, nessuna pretesa allucinante, nessuna protesta nemmeno quando gli tocca restare in panchina e vedersi passare davanti dei paracarri come Destro o Jelenic: ma grandi campioni come Cassano e Balotelli non gli hanno proprio insegnato nulla?

Ecco, in questa sua timidezza somiglia un po' al nostro Principe in esilio, questo Boselli dalla faccia pulita e dalla pettinatura da guanaco anni 80. Le movenze non sono proprio da ballerino di tango, ma da attaccante che conosce il suo mestiere.

Ma torniamo al momento che cambia tutto, alla raffica di vento che spariglia le carte del destino e da una parte sprofonda gli uni nella polvere, dall'altra eleva gli altri sugli altar.

Domenica sera, 96º minuto, Mesto appena espulso per aver fatto da paciere in una rissa, Genoa un uomo in meno e Sampdoria che attacca a testa bassa e, raggiunto il meritato pareggio grazie all'ennesima cappella del nostro Eduardo mani di forbice, ora vuole la vittoria per uscire dalle sabbie mobili del terz'ultimo posto in classifica. Grande sofferenza, gradinata che vede la Samp crescere e il Genoa spegnersi e non ci sta. Una palla vagante arriva nei piedi educati di Milanetto, che la gira subito all'unico rimasto davanti: Boselli, con tutta la difesa della Samp schierata di fronte. E qui il guanaco si trasforma in condor: finge di lasciar scorrere la palla sul destro, proteggendola con il corpo, e improvvisamente, con l'esterno destro, se la porta sul sinistro, ruotando su se stesso come in un valzer, mentre lascia partire un tiro di interno sinistro a rientrare, che aggira il portiere avversario e si infila in rete a fil di palo.

Le facce della sud non avevano prezzo.

Unico rammarico, non aver potuto dare seguito al mio tumulto interiore con un'emissione vocale acusticamente adeguata, visto che già il misero rantolo uscitomi dalla gola ha mandato in stand-by il ventilatore.

 

 

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