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Adriano
Stagnaro - rev.01 - 12maggio 2008
Ma
Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate?
Mostratemi la moneta del tributo” ed essi gli presentarono un denaro. Egli
domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero:
“Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di
Cesare e a Dio quello che è di Dio”. (Mt 22, 18-21)
Ma
egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un
denaro perché io lo veda”. Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Di
chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero “Di Cesare”.
(Mc 12, 15-16)
Conoscendo
la loro malizia, disse: “Mostratemi un denaro: di chi è l’immagine e
l’iscrizione?”. Risposero: “Di Cesare”. (Lc 20, 23)
Alcuni
studiosi della corrente mitologica ritengono questo episodio falso, in quanto la
religione ebraica vietava di raffigurare immagini umane sulle monete.
In
realtà questa limitazione valeva soltanto per le monete romane coniate in
territorio giudaico. Esse non erano di metalli preziosi, ma solo di bronzo e, in
omaggio alle prescrizioni del giudaismo, non recavano alcuna effigie umana, ma
solo il nome dell’imperatore con simboli ammessi dal giudaismo.
In
Palestina però circolavano correntemente anche monete d’oro e d’argento
coniate in altre regioni dell’Impero. Il fatto che i Vangeli indichino che la
moneta mostrata a Gesù era un “denaro”, depone a favore del fatto che si
trattasse di un denarius romano d’argento.
Il
termine “denarius” indicava infatti proprio un tipo specifico di
moneta di tale metallo.
Esso
recava sul retto l’immagine
dell’imperatore incoronato e attorno ad essa l’iscrizione.
Essendo
tale fatto avvenuto sotto il regno di Tiberio, il denarius doveva essere
di Tiberio. Esso recava quindi l’iscrizione:
TI.(berius) CAESAR DIVI AUG.(usti) F.(ilius)
AUGUSTUS.
Ecco
quindi anche il “Cesare” indicato dal dialogo tra Gesù ed i farisei.
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