I DUEMILA PORCI

Adriano Stagnaro - rev.01 - 12maggio 2008  

 

Il brano riguardante l’esorcismo dell’indemoniato Gadareno è uno dei pochi in cui Mc si dilunga maggiormente, rispetto a Mt e Lc.

Ai 20 versetti di Mc 5, 1-20 corrispondono i 14 di Lc 8, 26-39 e gli appena 7 di Mt 8, 28-34.

Riporto il testo di Mc, nella Nuovissima versione della Bibbia dai testi originali, ed. S.Paolo, 1991.

 

Giunsero all’altra parte del mare, nella regione dei Geraseni; e appena Gesù fu smontato dalla barca, subito gli si fece incontro, di tra le tombe, un uomo posseduto da uno spirito immondo, che aveva la sua dimora nelle tombe e nessuno riusciva più a legarlo nemmeno con catene, poiché più volte, legato con ceppi e catene, aveva spezzato le catene e rotto i ceppi e nessuno era riuscito a domarlo. Se ne stava sempre tra i sepolcri e sui monti, notte e giorno, urlando e percuotendosi con pietre. Or avendo visto Gesù da lontano, di corsa andò a prostrarglisi davanti. Quindi, gridando a gran voce, gli dice: “Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti scongiuro, per Iddio, non tormentarmi!”. Gesù, infatti, gli diceva: “Esci da quest’uomo, spirito immondo!”. Gli domandò: “Qual è il tuo nome?”. Gli rispose: “Legione è il mio nome, poiché siamo molti”. E lo supplicava vivamente di non scacciarli fuori dalla regione. C’era là, sulla montagna, una grossa mandria di porci che pascolava. Allora lo supplicarono dicendogli: “Mandaci in quei porci, perché possiamo entrare in essi”; ed egli lo permise loro. Allora gli spiriti immondi, usciti dall’uomo, entrarono nei porci; la mandria si precipitò giù per un dirupo nel mare e in circa duemila affogarono nel mare. I loro guardiani fuggirono per recare la notizia in città e nelle campagne e la gente venne a vedere ciò che era accaduto. Giunti presso Gesù, videro l’indemoniato, seduto, vestito e sano di mente, lui che prima aveva avuto la legione, ed ebbero paura. Poi, avendo i presenti raccontato loro ciò che era accaduto all’indemoniato e ai porci, incominciarono a supplicarlo di allontanarsi dal loro territorio. Mentre Gesù saliva sulla barca, l’uomo che era stato posseduto dal demonio lo supplicava di poter stare con lui; ma egli non glielo permise. Gli disse invece: “Và a casa tua dai tuoi e annuncia loro quanto il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te”. Quello se ne andò e incominciò a proclamare nella Decapoli quanto Gesù gli aveva fatto, e tutti ne restavano meravigliati. (Mc 5, 1-20)

 

Alla veridicità di questo episodio, i critici storico-razionalisti oppongono i seguenti argomenti:

 

  • Vi è una evidente discrepanza tra Mt e gli altri due sinottici. Il primo, infatti, narra di due indemoniati anziché uno solo.

 

  • Il maiale era considerato dagli ebrei un animale impuro, quindi è impossibile che vi fossero allevamenti di maiali in Palestina.

 

  • Oltre alle divergenze sul nome della città nel cui territorio sarebbe avvenuto l’episodio (Gadara, Gerasa), non risulta che né l’una né l’altra fossero presso le coste del lago, a cui Gesù era appena approdato, per cui è impossibile che i cittadini abbiano potuto accorrere in così poco tempo, come narrano i Vangeli.

 

  • L’ambiente naturale della sponda orientale del Mare di Tiberiade non era in grado di fornire sostentamento ad una mandria di porci di ben duemila capi, un numero enorme.

 

Analizziamo i punti uno per volta.

 

Effettivamente Mt narra di due indemoniati:

 

Giunto Gesù al di là della riva, nella regione dei Gadareni, due ossessi, uscendo dalle tombe, gli andarono incontro; erano uomini pericolosi, tanto che nessuno osava passare per quella strada (Mt 8, 28).

 

Vi sono due spiegazioni per questa differenza tra Mt da una parte, Mc e Lc dall’altra.

La prima, più banale, è che gli indemoniati siano stati effettivamente due e che Mc e Lc parlino di uno solo poiché il miracolo ha riguardato identicamente entrambi. Ai due evangelisti interessa raccontare del dominio di Gesù sulle forze del male, non fare statistiche di esorcismi: l’insegnamento tratto da questo episodio è il medesimo sia nel caso di guarigione di una sola persona, sia di mille. Quindi Mc e Lc avrebbero trascurato di menzionare il secondo indemoniato perché la sua sorte è stata la medesima del primo.

La seconda spiegazione è che il raddoppio dei personaggi in Mt sia un procedimento stilistico tipico dell’evangelista per rafforzare il concetto legato al miracolo.

Così come troviamo due indemoniati nel territorio dei Gadareni, infatti, troviamo due ciechi a Betsaida (Mt 9, 27) e due ciechi a Gerico (Mt 20, 29-30).

Nei due casi di Gadara e di Gerico, Mc e Lc riferiscono di un solo posseduto e di un solo cieco, Bartimeo.

E’ quindi possibile che Mt attribuisca un significato simbolico al numero due, che lo porti a raddoppiare i beneficati da Gesù durante questi episodi.

Come pure è possibile che, privilegiando la finalità pedagogica, siano invece Mc e Lc che omettono uno dei due personaggi delle rispettive coppie.

In entrambi i casi, un semplice procedimento stilistico legato al genere narrativo dei Vangeli mi sembra un argomento straordinariamente debole per poter mettere seriamente in discussione la realtà storica dell’evento.

 

Veniamo al secondo punto.

E’ assolutamente vero che gli ebrei consideravano il maiale un animale impuro, che essi non potevano allevare, né mangiare. Ma qui non ci troviamo in territorio popolato esclusivamente da ebrei. Siamo infatti nella regione dei Geraseni (Mc e Lc) o dei Gadareni (Mt), o, se vogliamo (secondo Tertulliano, Cirillo, il codice vaticano e il palinsesto di S.Efrem), dei Gergeseni.

Ci troviamo cioè nel territorio della cosiddetta Decapoli, una regione confinante con la sponda sud-orientale del Mare di Tiberiade ed estesa lungo il Giordano, la cui popolazione, nel I secolo d.C., era costituita in gran parte da pagani ellenizzati.

Le dieci città (questo era il numero indicativo, variante con i tempi e le vicende storiche), quasi tutte poste in transgiordania, formavano probabilmente una specie di confederazione. I centri più importanti erano Scitopoli, Damasco, Hippos, Pella, Filadelfia e, ovviamente, Gadara e Gerasa.

Nella Decapoli, ovviamente, i maiali potevano essere allevati e consumati dai residenti pagani come e quanto piaceva loro, senza le limitazioni imposte dalla legge ebraica.

 

Terzo punto.

Osservando una cartina della Palestina del Nuovo Testamento, possiamo notare che Gerasa si trovava in una regione montuosa molto distante dal Mare di Tiberiade e dallo stesso Giordano, mentre Gadara, pur più vicina al lago, era tuttavia posta al di qua del fiume Jarmuk.

Come potevano quindi gli abitanti di Gadara o Gerasa accorrere così rapidamente presso il luogo ove Gesù aveva operato il miracolo?

Semplice: non potevano.

Basta leggere con attenzione le pagine evangeliche per capire che gli eventi si svolsero nel territorio dei Gadareni o dei Geraseni (o dei Gergeseni), ma che la città vicina da cui accorrono gli abitanti non è mai chiamata né Gadara, né Gerasa, ma solo “la città”.

E’ quindi probabile che gli evangelisti, con i termini “regione dei Geraseni” e “regione dei Gadareni”  intendessero semplicemente indicare il territorio della Decapoli, facendo riferimento a due delle città più note ed importanti.

Vi è poi un’altra spiegazione, ancora più plausibile e documentata da riscontri geografici e archeologici.

Secondo G.Ricciotti, il luogo dove si svolsero i fatti si trova sulla riva orientale del lago, a nord della zona dove esisteva la città di Hippos, e precisamente in corrispondenza dello sbocco nel lago del wadi es-Samak. Il torrente avventizio è chiuso a sud da un promontorio dirupato sul lago, alto qualche centinaio di metri, nel quale si aprono numerose caverne che hanno l’aspetto di essere state usate in passato come tombe. Presso la foce del wadi si trova un villaggio chiamato Korsi, che ha preso il nome da un abitato più antico che i bizantini chiamavano Korsìa, situato circa un chilometro più a est. Il nome di Korsi è pronunciato dai suoi abitanti anche come “Kersa” o “Ghersa”, per cui è altamente probabile che la “Gerasa” di cui parlano Mc e Lc sia in realtà il nome in epoca romana dell’antica Korsìa (G.Ricciotti: Vita di Gesù Cristo, par. 347-348, 1941)

La lezione “Gergeseni” introdotta da Origene pare sia proprio un fraintendimento delle dizioni Kersa e Ghersa, che egli andò ad associare arbitrariamente a Gergesa ed ai Gergeseni, citati nell’Antico Testamento (Gen 10, 16 e 15, 21).

 

Il quarto punto, che sembrerebbe essere il più ostico da chiarire, in realtà è quello che ha la spiegazione più semplice.

Solo Mc parla di duemila porci, mentre gli altri sinottici riferiscono solo di una numerosa mandria (Mt) o di una grossa mandria (Lc).

Se esaminiamo la traduzione interlineare letterale di A.Bigarelli, leggiamo:

 

Ed essendo usciti gli spiriti quelli impuri entrarono in i porci, e si gettò la mandria giù dal pendio in il mare, circa duemila, e affogarono in il mare (Mc 5, 13).

 

Come si può notare, quel “circa duemila” è un inciso, e tale appare anche nel testo greco.

Possiamo subito scartare un eventuale colegamento simbolico tra i duemila maiali e il numero di spiriti che compongono la Legione, dato che, ordinariamente, le legioni romane al tempo di Gesù contavano dai 5000 ai 6000 uomini.

E allora?

Allora ci viene incontro Jean Carmignac con i suoi studi sul substrato semitico dei Vangeli.

La lingua ebraica scritta riporta solo le consonanti, non le vocali.

La parola ebraica K’LPYM, che, vocalizzata in un certo modo, significa “circa duemila”, vocalizzata in un modo differente, ovvero come ke’alpayim, assume il significato di “a frotte”, a “gruppi”.

Il poco verosimile:

 

“Ed essendo usciti gli spiriti quelli impuri entrarono in i porci, e si gettò la mandria giù dal pendio in il mare, circa duemila, e affogarono in il mare”

 

… diventa quindi:

 

“Ed essendo usciti gli spiriti quelli impuri entrarono in i porci, e si gettò la mandria giù dal pendio in il mare, a frotte, e affogarono in il mare”.

 

Quindi, la presunta prova della falsità del racconto di Mc non è altro che un errore di traduzione dall’ebraico al greco. Errore di traduzione che, d’altra parte, fornisce un notevole sostegno alla teoria che afferma che l’originale stesura dei Vangeli fu realizzata in ebraico o aramaico, la quale consentirebbe di anticipare di parecchi anni la redazione dei medesimi, portandoli assai vicino all’epoca della vita terrena di Gesù di Nazareth.

 

A conclusione di questo capitolo possiamo riportare alcune riflessioni sul contenuto del testo che abbiamo esaminato:

 

-         I demoni sono sottoposti all’autorità di Gesù. Non solo debbono obbedirgli, ma non possono nemmeno fuggire o nascondersi da lui. L’indemoniato, appena vede sbarcare Gesù, non cerca di fuggire, ma gli va incontro di corsa e gli si prostra davanti. Sembra quasi che la presenza di Gesù lo obblighi a non sottrarsi all’incontro. Le parole che egli pronuncia non sono le parole dell’uomo che è tenuto prigioniero, ma sono quelle del demone. Ed è curioso che il demone implori Gesù di non tormentarlo, nel nome di Iddio.

 

-         La Legione testimonia che Gesù è il Figlio del Dio Altissimo. Il significato della frase di Gesù “Io sono la Via, la Verità e la Vita” assume in questo contesto un significato letterale. Dinanzi a Colui che è la Verità in persona, nemmeno i demoni, falsi e menzogneri per natura, possono mentire. Sono la forza e la presenza di Dio che li piegano alla verità.

 

-         La possessione demoniaca di corpi animati è una condizione gradita ai demoni ben più che l’essere ricacciati nei piani dell’esistente di loro competenza, quell’abisso di Lc 8, 31 che paiono detestare.

 

-         Anche gli animali possono essere soggetti a possessione demoniaca.

 

-         La possessione demoniaca può essere multipla. Qui i demoni agiscono come un’unica entità, ma sono in molti, moltissimi. Il fatto che decidano di chiamarsi “Legione” non indica solo la loro numerosità, ma allude alla loro organizzazione, all’esistenza di una gerarchia e alla loro letalità e bellicosità.

 

-         La condizione dell’uomo sottoposto al potere dei demoni è più animale che umana: vive lontano dal resto dell’umanità, in luoghi impuri (come le tombe) e in luoghi ove la tentazione del maligno è più forte (il deserto). Urla dal dolore e si percuote con pietre per allontanare da sé l’angoscia che lo strazia, la presenza malvagia che lo tortura, ma al tempo stesso rifugge ogni aiuto, anche forzato. Ha una forza sovrumana e una irragionevolezza estrema. Sembra quasi che i demoni agiscano per mantenerlo in uno stato di solitudine interiore ed esteriore. Gesù, liberandolo dai suoi aguzzini, come prima cosa gli restituisce la sua umanità: lo fa sedere, lo veste, discorre con lui in modo che tutti verifichino che ora è nuovamente padrone del suo corpo e della sua mente.

 

-         Gesù libera l’indemoniato perché , come prima cosa, si preoccupa per lui. I suoi concittadini avevano come preoccupazione principale quella di renderlo inoffensivo con ceppi e catene. Essi hanno paura di ciò che lui può far loro, nei suoi accessi di violenza. Non vogliono liberarlo, vogliono tenerlo sotto controllo. Gesù, invece, vuole liberarlo e, così facendo, gli restituisce contemporaneamente il suo autocontrollo.

 

-         Perché Gesù permette ai demoni di rifugiarsi nei porci, invece di rispedirli direttamente all’inferno? Per dare un segno ai presenti, a coloro che poi racconteranno l’accaduto alla gente accorsa dalla città. Gesù dimostra che effettivamente la Legione ha perso il controllo sull’uomo per acquisire quello sui maiali. Ma sa anche che questa apparente concessione non permetterà ai demoni di sfuggirgli. Gli animali reagiscono alla presenza demoniaca con l’unica difesa di cui dispongono: la ricerca della morte. Il loro suicidio rispedisce i demoni nell’abisso. E’ interessante che i maiali posseduti non divengano feroci o violenti contro i mandriani, come ci si potrebbe aspettare se il loro comportamento fosse parallelo con quello dell’indemoniato, che, dice Mt, era pericoloso (Mt 8, 28). E’ indubbio che questo sia dovuto alla presenza di Gesù, che, come prima cosa, allontana dall’uomo la minaccia costituita dai demoni e poi si occupa di loro, impedendo che, con il controllo dei porci, si trasformino in un nuovo pericolo.

 

-         Quando Gesù congeda l’indemoniato che vorrebbe seguirlo, gli raccomanda: “Và a casa tua dai tuoi e annuncia loro quanto il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te” (Mc 5, 19), ovvero “Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto” (Lc 8, 39). In questo caso, però, è Gesù in persona che ha avuto pietà di lui ed è sempre Gesù in persona che lo ha esorcizzato. Non è casuale che Egli parli di Dio e Signore come soggetto del miracolo. Se la Legione lo aveva riconosciuto come Figlio di Dio dinanzi ai presenti, ora è lui stesso che svela di essere Signore e Dio.  

 

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