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EDITORIALE GENNAIO 2009 VOLTAIRE & CO. Quando ero al Liceo, mi fu dato da svolgere il seguente tema: “Commenta la frase di Voltaire: Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita affinché tu possa dirlo liberamente”. All’epoca mi lanciai in una trionfante esaltazione dell’Illuminismo e dei suoi princìpi, che avrebbero condotto di lì a poco l’umanità a conquistare la propria libertà dall’oscurantismo clericale, attraverso i successi della Rivoluzione Francese (Libertè! Egalité! Fraternité!). Stupido che non ero altro. Oggi, svolgerei il mio tema così: “Voltaire era un maledetto ipocrita. A parole proclamava tolleranza verso le idee di tutti, nei fatti invitava a “Schiacciare l’Infame!” (dove l’Infame, guarda caso, era la Chiesa cattolica), scriveva nel suo Dizionario filosofico che gli ebrei erano “popolo ignorante e barbaro, che unisce la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e all’odio incrollabile per tutti i popoli che li tollerano e li fanno arricchire”, e liquidava il problema della tratta degli schiavi, nel Saggio sui costumi, con le illuminanti parole “i negri sono per natura gli schiavi degli altri uomini. Essi vengono dunque acquistati come bestie sulle coste dell’Africa”. Alla faccia dell’ “apostolo della tolleranza”! (da notare che l’Infame, nella persona di papa Paolo IV, aveva proibito lo schiavismo già dal 1537, ovvero circa due secoli prima che i Lumi si accendessero). Ovviamente il tema avrebbe preso un bel 4, perché gli epigoni moderni del buon Voltaire non sono certo da meno del maestro. Oltre ad autoproclamarsi tolleranti e benedire di epiteti come “Ipocrita, fondamentalista, integralista, revisionista… (e giù di – ismi a volontà)” chi non è d’accordo con loro, hanno pensato bene di mettere in pratica anche l’altra famosa massima del francese: “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”. Già quel bel personaggino di J.P.Goebbels, non a caso Ministro della Propaganda del III Reich, insegnava: “Ripetete una menzogna dieci, cento, mille volte: prima o poi diventerà una verità”. Tre secoli di menzogne, pompate senza ritegno dai centri del potere laico, massonico prima e marxista poi, hanno prodotto una serie di leggende nere che hanno sconfinato dalla storia per entrare nel mito: l’Inquisizione, le crociate, Galileo Galilei, la conquista delle Americhe, l’oscurantismo medioevale e via dicendo. Chi è il Babau di queste leggende nere, l’Orco, il Lupo Cattivo? Ovviamente la Chiesa cattolica, sempre e solo lei. Niente protestanti, musulmani, buddisti: l’unica fonte del Male nella Storia è sempre esclusivamente la Chiesa cattolica. Negli USA si dice “Everything but catholicism” (= tutto, fuorché il cattolicesimo). Significa che ogni argomento è lecito e meritevole di quello stucchevole buonismo che è il politically correct, tranne ciò che riguarda la Chiesa cattolica. Sto esagerando? Sembravano fregnacce anche a me, finché non ho cominciato a fare attenzione a come si parla, si scrive, si pontifica sui cattolici e su chi li rappresenta. Prendiamo Benedetto XVI: qualunque cosa faccia o dica, sbaglia. Anche quando sono tutte le leggi del buonsenso a urlare che ha ragione. Sbaglia comunque, per definizione, perché è un Papa, quindi necessariamente oscurantista, retrivo e ottuso. Inutile far notare che è uno dei più grandi studiosi di teologia viventi, ex professore universitario, brillante scrittore: è un Papa, quindi non capisce un cazzo. Perché? Perché sì. Settembre 2006, Università di Ratisbona. Benedetto XVI cita un dialogo tra l’imperatore bizantino Michele II Paleologo ed un colto persiano in cui il sovrano dichiara inammissibile diffondere la propria fede mediante la spada, asserendo che Maometto, di nuovo, ha portato solo “cose cattive e disumane”. Il giorno dopo, per dimostrare che Michele Paleologo aveva torto, il mondo musulmano insorge con assalti e incendi a chiese e luoghi di culto cattolici e a Mogadiscio un delinquente fanatico ammazza una suora. Di chi è la colpa? Del Papa, ovviamente, come la stampa occidentale strombazza a nove colonne, New York Times in testa. Né mancano aspetti grotteschi a far da contorno alla questione, come assistere a padre Tom Michel, responsabile del dialogo con l’Islam per la Compagnia di Gesù, che attacca il Papa, accusandolo di “mancanza di rispetto nei confronti dei musulmani”, mentre il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, lo difende, affermando che “non c'è dubbio che ci sia chi ha diffuso informazioni scorrette”. Gennaio 2008. Il magnifico rettore dell’Università La Sapienza di Roma invita Benedetto XVI a tenere la Lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico. Benedetto XVI accetta. Il rettore ci ripensa: forse la Lectio magistralis è un po’ troppo, quindi retrocede il Papa a terzo relatore, dopo quei Nobel di Fabio Mussi e Walter Veltroni. Al Papa sta bene lo stesso. Ecco che allora scattano le truppe cammellate: 67 cattedratici voltairiani, quindi tolleranti, protestano contro il rettore per la presenza di Benedetto XVI l’Oscurantista, che nel 1990 si permise di difendere la condanna di Galileo, e chiamano a raccolta le solite turbe di fancazzisti che all’Università ci svernano, tra un’occupazione e l’altra, per difendere la laicità dell’ateneo (fondato, peraltro, da Papa Bonifacio VIII). Sconsigliato dal Ministero degli Interni, il Papa rinuncia a partecipare alla cerimonia, per non fomentare disordini. Ma cosa aveva detto il Papa il 15 marzo1990? Aveva citato la frase del filosofo ateo Feyerabend: “Il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Dicendo che lui non era d’accordo, tra l’altro. Cattedratici semplicemente ignoranti o faziosamente ignoranti? Viene da domandarsi, qual è il peccato originale commesso da Benedetto XVI per attirarsi tutti questi strali? Sono almeno tre. Primo: Benedetto XVI non è Giovanni Paolo II. Quest’ultimo, infatti, è oggi dipinto come il migliore di tutti i Papi, il più grande personaggio del XX secolo, più che un Santo, una specie di Cristo lui stesso, in contrapposizione al teologo bavarese. Peccato che coloro che oggi sospirano al ricordo di Giovanni Paolo II siano esattamente gli stessi che, quand’era in vita, lo trattavano come un vecchio rimbambito, buono giusto a chiedere scusa per colpe che non aveva mai commesso. Secondo: Ratzinger fu prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’organo che sostituì l’antica Inquisizione, vantando al suo attivo la scomunica di quella specie di cristianesimo marxista senza Cristo che fu la teologia della liberazione. Il senno di poi – scienza esatta – gli ha dato ragione, visto quello che hanno poi combinato i teologoliberazionisti (vedi Jean-Bertrand Aristide divenuto feroce dittatore ad Haiti etc.). Terzo: Benedetto XVI è un Papa, cattolico. E questo, proprio, non glielo si può perdonare. Da sempre i nemici della Chiesa hanno messo in atto due strategie, opposte ma parallele: persecuzione e assimilazione. Nel mondo occidentale, che si illude di essere libero perché i suoi padroni se ne stanno ben nascosti, la persecuzione è anch’essa occulta, e consiste nel linciaggio morale, nell’emarginazione, nella diffamazione sistematica. L’assimilazione consiste invece nel trasformare il cristianesimo da incarnazione di Dio nell’umanità a semplice dottrina morale, filosofia di vita, codice comportamentale. L’attacco al cristianesimo parte sempre dal basso, mirando a colpire le opinioni dei credenti: gli si insinua il sospetto che la Chiesa abbia davvero compiuto tutte le nefandezze che le si attribuiscono, in modo tale da indurre alla seguente conclusione: “se davvero la Chiesa ha compiuto tutto questo male, allora anche ciò che predica è falso”. Da qui all’ateismo pratico o militante il passo è breve. C’è solo un modo per spezzare questa catena perversa: imparare a conoscere e a riconoscere. Imparare a conoscere il Vangelo, il catechismo e la storia della Chiesa, storia che è fatta di luci ed ombre, ma in cui le luci sono spesso fulgide e le ombre tenui. Imparare a riconoscere le menzogne, le bugie, le calunnie, i pregiudizi, i luoghi comuni e chi li propaganda. Dubitare di tutto, non credere a nulla che non abbiamo potuto verificare. E, soprattutto, non dimenticarsi mai del monito di Gesù: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7, 15-16). Inauguro da questo mese una nuova pagina web, l’ “Armeria”, che è in realtà un portale di collegamento a siti specializzati in controstoria, organizzato per argomenti. Lì troverete la storia che non viene insegnata a scuola, sempre corredata di prove documentali e precisi riferimenti, in modo da poter verificare ogni affermazione. Cominciate a studiare. La storia della Chiesa è una storia gloriosa, imparate a conoscerla e ad esserne orgogliosi.
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