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IL
GALLO CANTO'?
Adriano Stagnaro - rev.01 - 21 marzo 2010
E
Pietro gli disse: “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi
scandalizzerò mai”. Gli disse Gesù: “In verità ti dico: questa notte
stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E Pietro gli
rispose: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso
dissero tutti gli altri discepoli (…) Pietro
intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e
disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”. Ed egli negò davanti a tutti:
“Non capisco che cosa tu voglia dire”. Mentre usciva verso l’atrio, lo
vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il
Nazareno”. Ma egli negò di nuovo giurando: “Non conosco quell’uomo”.
Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: “Certo anche
tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”. Allora egli cominciò a
imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò.
E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti,
mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente. (Mt 26, 33-35 e 69-75) Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. (Gv 18, 25-27) Tutti e quattro i Vangeli canonici narrano l’episodio del rinnegamento di Gesù da parte di Pietro al canto del gallo. L’attestazione comune da parte di due fonti sicuramente indipendenti tra loro, come il Vangelo di Gv ed i sinottici, è un punto a favore dell’autenticità dell’evento. Nonostante questo, molti studiosi razionalisti ritengono che tale episodio sia stato inventato, dal momento che, secondo quanto affermano, entro le mura di Gerusalemme, la città sacra, non potevano esservi galli, considerati animali impuri dagli Ebrei. Scrive Marcello Craveri: L’episodio
ha un significato puramente simbolico, tanto più che sarebbe stato impossibile,
a Gerusalemme, udir cantare qualche gallo: un preciso divieto proibiva di tener
simili volatili, considerati impuri, entro l’abitato, nel timore che
contaminassero gli oggetti sacri. Queste affermazioni sono totalmente prive di fondamento. Tanto per cominciare, il gallo non era affatto considerato un animale impuro dai Giudei. Stupisce che Craveri ed i suoi colleghi non abbiano mai fatto lo sforzo davvero minimo di controllare in Dt 14, 3-20 o in Lv 11, 1-47. Nel lungo elenco di animali impuri compaiono bestie bizzarre come l’irace ed il cammello, ma non il gallo. Anzi, il Deuteronomio precisa: Potrete mangiare qualunque uccello mondo; ecco quelli che non potete mangiare: l’aquila, l’ossifraga e l’aquila di mare, il nibbio e ogni specie di falco, ogni specie di corvo, lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni specie di sparviero, il gufo, l’ibis, il cigno, il pellicano, la folaga, l’alcione, la cicogna, ogni specie di airone, l’upupa e il pipistrello (Dt 14, 11-18). Basterebbe questa semplice osservazione per smontare gran parte delle tesi dei razionalisti, ma Messori fornisce una serie di altre prove a favore della presenza di galli a Gerusalemme (Messori: Patì sotto Ponzio Pilato?, SEI, 1992; cap. XXVII):
Lo studioso ebreo Shalòm Ben Chorìn ha colto, nel riferimento di Gesù al canto del gallo, un’allusione ad una formula liturgica ebraica, la prima benedizione della preghiera del mattino, che recita: “Lodato sia Tu, Signore nostro Dio, Re del mondo, che hai donato al gallo l’intelligenza per distinguere la notte dal giorno”. Gesù, scegliendo proprio il canto del gallo come segno per l’avveramento della profezia, non voleva semplicemente fornire una precisa indicazione temporale al rinnegamento di Pietro, ma anche rimproverare ironicamente lo stesso Pietro di essere meno saggio del gallo nel discernere la luce dalle tenebre (qui intesi metaforicamente, come nel Vangelo di Gv e nella tradizione essenica). Questa atmosfera pienamente semitica è un ulteriore indizio di storicità. (cit. in Messori: Patì sotto Ponzio Pilato?, SEI, 1992; cap. XXVII) Esaminiamo ora una carta topografica di Gerusalemme ai tempi di Gesù. Il cortile del palazzo di Caifa, nel quale ebbe luogo l’episodio, si trova a soli 100 m dalla cinta muraria dell’epoca. Quindi avrebbe potuto essere perfettamente udibile anche il canto di un gallo proveniente da fuori le mura. La familiarità del popolo ebraico con polli, galli e galline (nel I secolo d.C.) è confermata da altri passi evangelici, oltre a quelli già esaminati: Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. (Mc 13, 35-36) Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! (Mt 23, 37) Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? (Lc 11, 11-12)
Altri riferimenti vengono dal Talmud. Esso riferisce che, intorno al 70 d.C., era diffusa in Palestina l’usanza di celebrare le nozze alla presenza di un gallo e di una gallina, considerati emblemi di fertilità. Sempre nel Talmud, al gallo venivano attribuite qualità apotropaiche: era cioè considerato in grado di allontanare malanni e sventure. Risale invece all’incirca agli anni della nascita di Gesù la curiosa disputa sollevatasi tra i famosi rabbini Hillel e Shammai, i quali discutevano se fosse lecito o meno mangiare un uovo fatto da una gallina durante il sacro riposo del sabato (Besah, I, 1; Eddujjoth, IV, 1).
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