LA SCELTA

 Sestri Levante, 11/2/99

Idea e soggetto: Leonardo Stagnaro

Testo: Adriano Stagnaro "Thunder"

 

Morto. Morto. Morto. Luigi era morto. Contemplava il proprio cadavere ancora riverso sulla poltrona, davanti alla televisione. Sul viso un’espressione grottesca, quasi buffa.

Luigi sapeva di essere morto.

Distolse lo sguardo dal proprio corpo, e si voltò. Si guardò attorno: si trovava in un ambiente privo di aperture, apparentemente vuoto, con le pareti bianche, pulite. Fece per tornare a guardare il proprio corpo inerte, ma scoprì con disappunto che la visione era sparita.

“E’ questa dunque la morte?” pensò, “Prigioniero per l’eternità in una stanza vuota, con i ricordi come unici compagni?”

Scoprì allora di non essere solo. In un angolo della stanza c’era qualcuno, in piedi, che taceva e lo guardava.

Luigi si chiese come mai non lo avesse notato subito e concluse che dovesse essere entrato da qualche apertura: dunque c’era un’entrata, e conseguentemente un’uscita. Il pensiero lo rallegrò.

Lo sconosciuto si fece avanti. Luigi continuò a guardarlo, finché questi non si fermò pochi passi di fronte a lui.

Luigi gli chiese conferma: “Sono morto, vero?”.

La domanda era banale: lo sconosciuto annuì.

“Allora questo é… il Paradiso?” proseguì Luigi.

Lo sconosciuto abbozzò un sorriso e rispose: “Dunque pensi di esserti meritato il Paradiso. Non credi di essere un po’ presuntuoso, Luigi?”. E rise.

“Sono all’Inferno?”

Lo sconosciuto smise di ridere e riprese a parlare: “Paradiso e Inferno, premio e castigo, sono concetti che non ci appartengono. Tu sei morto, Luigi. Sei condannato all’eternità. Questo è l’Eterno Altrove dove il tempo non scorre più”.

“E tu chi saresti, allora?”, riprese Luigi, “Un angelo?”

L’Essere rispose: “Angelo è una parola un po’ troppo abusata. Significa messaggero. Io non ho messaggi da riferirti, Luigi. No, non direi di essere un angelo. Sono piuttosto un custode, un portiere. Accolgo quelli come te, ancora smarriti, confusi. Li aiuto ad abituarsi all’idea dell’eternità. E propongo loro la scelta”.

“La scelta? Che scelta?”

“Ci stavo arrivando, Luigi, non essere impaziente: qui hai tutto il tempo che vuoi. La scelta, dunque, l’ultima scelta rimasta”

“Parla, allora!”

“Vedi, Luigi, tu sei eterno. La tua essenza, l’anima – se vuoi chiamarla così – è eterna, incorruttibile. Il tuo corpo è morto, andato. Resta l’anima. Essa vivrà per sempre, condannandoti all’eternità. Ma…  - sì, c’è un ma - ecco che entra in ballo la scelta. Io posso renderti questa eternità meno noiosa. Io ho il potere di farti rivivere per l’eternità il periodo della tua esistenza che tu sceglierai. E’ questa la scelta che devi fare. E’ questo il compito a cui non posso sottrarmi. Pensaci bene, Luigi, perché la scelta è irrevocabile. La scelta è per sempre, e non potrai tornare indietro”.

Luigi incominciò a fare mente locale, cercando di richiamare alla memoria i periodi della sua vita più felici.

Ma chi l’ha detto che quando uno muore la vita intera gli scorre davanti, come un film? Luigi non si ricordava niente. Nient’altro che giorni senza storia, banali: più che vissuti, lasciati trascorrere. Era come se non fosse mai stato davvero vivo.

“L’infanzia, sì, cerchiamo nell’infanzia…”

L’infanzia era una nebulosa indistinta di paure senza fondamento: paura dei grandi, paura di fallire, paura di crescere.

“No, non va. Vediamo l’amore, allora. Sono mai stato innamorato?”

Sì, Luigi, lo eri stato. Eri stato innamorato dell’amore senza essere ricambiato. Illusioni, sogni, progetti… puntualmente vanificati da delusioni, rifiuti, frustrazioni. L’amore non ti aveva mai portato altro che sofferenza.

“Cazzo, ma ci sarà stato almeno un momento nella mia porca vita in cui sono stato felice! Una gioia inaspettata, una gratificazione…”

Niente da fare: per ogni momento sereno scovato a fatica ce n’erano dieci di tribolazione o di apatia. Triste passare l’eternità nella noia.

Poi, d’improvviso, Luigi ebbe un’idea.

“Ebbene, se non sono stato spavaldo in vita, lo sarò in morte”.

Il Custode si distolse dall’atteggiamento pensieroso che aveva assunto, alzò gli occhi e chiese: “Hai raggiunto una decisione?”

Luigi rispose di sì. Gli brillavano gli occhi.

“Qual’è dunque il periodo che vuoi rivivere in eterno?”

La bocca di Luigi si aprì in un ghigno: “Quello che va dalla mia morte fino a questo istante”

Il Custode fece un’espressione stupita: “E perché mai proprio questo? Qual’è il motivo della tua scelta?”

Luigi riprese, trionfante: “La mia vita è stata troppo anonima per essere condannato a riviverla anche da morto. Perché non posso avere la possibilità di riscattarla neanche adesso? Chi ha deciso per me un’eternità inerte, rinchiuso nel guscio di episodi già vissuti… e per te un’eternità vitale, proteso all’accoglienza di vite sempre diverse? Perché non posso esserci io al tuo posto e tu al mio? No, caro Custode, o Angelo, o messaggero, o quello che cazzo vuoi tu, io non ci sto! Ho scelto questo periodo perché in esso ci sei anche tu. Perché tu fai parte di esso. L’ho scelto per imprigionarti per sempre qui con me. Io ti condanno a condividere con me la noia eterna di questa eternità ciclicamente immutabile. Resterai qui con me, Custode. A meno che tu non voglia sottrarti a questo destino. Ma c’è un solo modo, e tu lo sai. Spezzare il legame della scelta, infrangerla, e con essa le mie catene. A quel punto ci sarebbe solo un altro posto, per me, in un Eterno Altrove popolato di dormienti, e sarebbe al tuo fianco. Pensaci bene, Custode, perché la scelta è irrevocabile. La scelta è per sempre, e non potrai tornare indietro. Ah ah ah ah! Tu qui con me, in prigione… o io là con te, fuori dai bozzoli, ad accogliere altri sventurati.”

Il Custode taceva. Pareva assorto in pensieri troppo pesanti da esprimere con parole.

Luigi continuò ad insistere: “Beh, non parli? La mia vittoria è stata dunque così schiacciante da toglierti la voce? Dillo, gridalo, dichiarati sconfitto!”

Infine il Custode parlò ed un sorriso beffardo si dipinse sul suo viso: “Povero Luigi, povero piccolo uomo, artefice fino all’ultimo dei propri fallimenti…”

Luigi non capiva, si sarebbe aspettato una reazione scomposta, rabbiosa: “Che vuoi dire, dannato?! Non sarai mica così vigliacco da non esaudire la mia richiesta? L’hai detto tu stesso che la scelta ti vincola, che è tuo compito, che non puoi sottrarti ad essa!”

“Luigi” disse il Custode, serio, “ma non l’hai ancora capito?”

“Capito cosa? Cosa?!”

“Luigi, io ho già esaudito la tua richiesta migliaia di anni fa. E noi stiamo rivivendo questa scena per l’infinitesima volta”

Luigi si sentì mancare l’aria: “Ma come? Ma io… ma tu…”

Il Custode concluse: “Tu avevi un’ultima scelta, la più importante di tutte, forse. Hai sprecato anche quella per il tuo stupido orgoglio, come già avevi sprecato le altre in vita. Ora resterai qui, imprigionato con una delle infinite proiezioni di me stesso a farti compagnia per sempre. Mentre io, altrove, riprenderò con altri il mio misericordioso compito, sempre diverso ed eternamente uguale anch’esso”.

 

 

Morto. Morto. Morto. Luigi era morto. Contemplava il proprio cadavere ancora riverso sulla poltrona, davanti alla televisione. Sul viso un’espressione grottesca, quasi buffa.

Luigi sapeva di essere morto…

 

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