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LA STELLA DI BETLEMMEAdriano Stagnaro - rev.01 - 20 febbraio 2011
Nell'immaginario collettivo, la stella che accompagna i tre re Magi fino a Betlemme è una cometa, la quale si ferma sopra il tetto della grotta in cui il Bambin Gesù giace in una mangiatoia. In realtà il testo del Vangelo di Matteo non dice nulla di tutto questo: [1]Gesù
nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da
oriente a Gerusalemme e domandavano: [2]«Dov'è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». [3]All'udire
queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
[4]Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro
sul luogo in cui doveva nascere il Messia. [5]Gli risposero: «A Betlemme di
Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: [6]E
tu, Betlemme, terra di Giuda, non
sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da
te uscirà infatti un capo che
pascerà il mio popolo, Israele. [7]Allora
Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo
in cui era apparsa la stella [8]e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e
informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo
sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». [9]Udite
le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo
sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava
il bambino. [10]Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
[11]Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo
adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e
mirra. [12]Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada
fecero ritorno al loro paese. (...) [16]Erode,
accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad
uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù,
corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. (Matteo
2,1-12 16) Il Vangelo secondo Matteo:
La natura della stella di Betlemme è stata oggetto di numerose ipotesi, riassumibili nelle seguenti tre possibilità:
Gli studiosi storico-critici razionalisti ritengono che il dettaglio della stella non abbia alcun fondamento storico, e sia stato inserito all'interno di un racconto appartenente al genere letterario ebraico del midrash, anch'esso inventato da cima a fondo, per dimostrare la messianicità di Gesù Cristo attraverso la reminiscenza dell'antica profezia di Balaam: Io
lo vedo, ma non ora, Questa interpretazione propone in realtà due problemi di ostica soluzione. Il primo è che la profezia della "stella che spunta da Giacobbe" e dello "scettro che sorge da Israele" per spezzare tempie e crani dei popoli nemici dei Giudei è da sempre stata applicata a David, il re guerriero. Infatti si adatta pessimamente a Gesù. Tale interpretazione è talmente consolidata che da essa deriva il simbolo ebraico noto come "stella di David". Il secondo è che Matteo in tutto il suo Vangelo è costantemente alla ricerca di passi dell'Antico Testamento che possano confermare che Gesù Cristo è il Messia annunciato dai profeti. Molte volte, nella foga di dimostrare questa affermazione, Matteo si spinge ad interpretare i brani delle Sacre Scritture in maniera quasi forzata (si veda, nel medesimo Vangelo dell'infanzia, il riferimento a Osea con il figlio "chiamato dall'Egitto" e a Geremia con il pianto di Rachele). Ne consegue che, se Matteo avesse inserito il particolare della stella solo per fare avverare fittiziamente la profezia di Numeri 24,17, non vi è dubbio che egli avrebbe riportato in maniera esplicita i versetti interessati, come negli altri due casi. Non avendolo fatto, sorge il legittimo dubbio che Matteo non abbia mai preso in considerazione la profezia di Balaam nei riguardi di Gesù, considerandola, come la gran maggioranza dei suoi contemporanei, già avverata in re Davide. L'ipotesi degli storico-razionalisti, come molte altre volte, non sta in piedi. Il primo a proporre un'interpretazione soprannaturale dell'evento è San Giovanni Crisostomo (350-407 d.C.), il quale ritiene che la stella sia un vero e proprio miracolo, al quale dedicherà tutta la VI omelia del Commento al Vangelo di Matteo. Il Crisostomo ritiene che quanto il Vangelo riporta a proposito della comparsa della stella non possa essere assimilato ad alcun vaticinio di natura astrologica; il viaggio dei Magi verso la Giudea non fu la conseguenza di una mera osservazione di corpi celesti, ma di una intuizione di origine divina. Scrive a tale proposito: "la stella dei Magi non fu una stella ordinaria, ancor più non fu una vera stella, ma una forza invisibile che prese le apparenze di una stella (...). Considerate dunque donde venne ai Magi del viaggio e ciò che li spinse ad intraprenderlo. A me pare che non fu solo opera della stella, ma anche opera di Dio che mosse le loro anime" (VI, 2 .4). A favore dell'evento soprannaturale si schiera RICCIOTTI. Secondo il famoso esegeta, in questa stella che prima sorge, poi si cela alla vista, poi ricompare per accompagnare i Magi fino al luogo ove si trova Gesù, Matteo intende ravvisare un fatto miracoloso. Le notizie di comete apparse in concomitanza di qualche evento straordinario erano già attestate sia per la nascita e l'inizio del regno di Mitridate, re del Ponto (Giustino, Hist., XXXVII, 2), sia per l'inizio dell'impero di Augusto (Servio, in Eneide, X, 272). In nessun caso, però, si era mai sentito parlare di comete che indicassero un determinato cammino, aspettassero i viandanti durante le soste e poi ripartissero, per fermarsi una volta raggiunta la meta. Secondo RICCIOTTI lo stesso riconoscimento della stella come quella del "re dei Giudei" da parte dei Magi è un evento miracoloso come quello della comparsa della stella medesima. (RICCIOTTI, vita di Gesù Cristo, 1941; paragrafo 253) In effetti questa interpretazione è ammissibile. Spiegherebbe come mai solo i Magi sembrerebbero in grado di accorgersi della presenza di questo corpo celeste e come è possibile che un evento astronomico di tale portata si sia manifestato per così tanto tempo (quasi due anni). Inoltre, il comportamento della stella in Matteo 2,9 richiama molto da vicino quello della nube luminosa di origine divina la quale guidava gli israeliti di notte nel deserto, durante l'esodo dall'Egitto. Tuttavia, se la stella che attende i Magi sopra la casa di Betlemme è la medesima che essi hanno visto sorgere nel momento in cui è nato il nuovo re dei Giudei, come è possibile che abbiano impiegato quasi due anni per giungere a Gerusalemme dalla Persia (viaggio che non può comportare più di 15-40 giorni o, volendo andare per le lunghe, un paio di mesi)? È un interrogativo che andrà approfondito. Coloro che sostengono un'interpretazione del tutto naturale della stella di Betlemme lo fanno in genere per pura avversione verso tutto ciò che odora di soprannaturale. Nel caso specifico, non volendo accusare Matteo di essersi inventato tutto, ma nemmeno volendogli dare troppo credito, alcuni studiosi hanno identificato alcuni fenomeni astronomici che potrebbero avere ispirato il racconto evangelico. Un esempio classico è dato da coloro che sostengono che la stella di Betlemme non sia altro che la reminiscenza del passaggio della cometa di Halley nel 12 a.C., che Matteo avrebbe inserito nel suo racconto per dare un po' di colore alla vicenda. Ipotesi semplicemente risibile. Già i padri della Chiesa fornirono dell'episodio di Matteo un'interpretazione diversa dalle due precedenti. La stella sarebbe stata un evento naturale, ma collocato in un contesto spaziale e temporale dalla potestà divina, tale da costituire un "segno del cielo" relativo all'annuncio della nascita del Messia atteso non solo da Israele, ma da tutti i popoli. Origene (185-253 d.C.) descrive l'astro come una nuova stella, differente da quelle conosciute e dal comportamento analogo a quello di altri fenomeni celesti che appaiono saltuariamente, come le comete (Contra Celsum, I, 58-59). Origene cita un trattato Sulle comete, scritto dal precettore di Nerone, lo stoico Cheremone, in cui si afferma che era prassi accettata che l'apparizione di comete o di nuove stelle segnalasse la nascita di importanti personaggi. Giustifica infine il viaggio dei Magi in base alla profezia di Numeri 24,17. Anche Ireneo di Lione (II secolo) accetta l'interpretazione un po' forzata della profezia di Balaam in riferimento alla stella di Betlemme. Papa Leone Magno (440-461 d.C.) dedica particolare interesse alla stella di Betlemme in alcuni dei suoi otto Sermoni sull'Epifania, sposando la tesi dell'evento naturale al quale Dio conferisce il significato di segno. È lo stesso Dio che fornisce ai Magi l'intelligenza necessaria per la comprensione del segno, la quale permette loro di associare l'astro alla nascita del nuovo re dei Giudei: «Una stella, più fulgente delle altre, attira l’attenzione dei Magi, abitanti dell’estremo oriente. Essi erano uomini non ignari nell’arte di osservare le stelle e la loro luminosità, per questo comprendono l’importanza del segno. Certamente operava nei loro cuori la divina ispirazione, affinché non fosse nascosto a essi il mistero significato da questa grande visione e non restasse oscuro per l’animo ciò che era mostrato agli occhi» (Sermones, XXXIII, 2). «Per questo ai tre Magi apparve in Oriente una stella di straordinaria luminosità […] perché facilmente attirasse la loro attenzione. Così poterono rendersi conto che non avveniva a caso ciò che sembrava loro tanto insolito. Infatti, colui che aveva dato il segno, diede a quei che l’osservavano anche l’intelligenza per poterlo comprendere. E poi fece ricercare ciò che aveva fatto comprendere e, ricercato, si fece trovare» (Sermones, XXXI, 1). «Questo segno che muove efficacemente i Magi da lontani paesi e li
attira irresistibilmente a Gesù, Signore, senza dubbio è il segno sacro di
quella grazia e l’inizio di quella vocazione per cui non solo nella Giudea, ma
in tutto il mondo si sarebbe predicato il Vangelo. […] Il significato di
questi mistici fatti persiste ancora: ciò che era iniziato nell’immagine si
compie oggi nella realtà. Infatti irraggia dal cielo, come grazia, la stella, e
i tre Magi, chiamati dal fulgore della luce evangelica, ogni giorno in tutte le
nazioni accorrono ad adorare la potenza del sommo Re» (Sermones,
XXXV, 1-2). Per poter identificare quali fenomeni astronomici abbiano potuto
manifestarsi con le sembianze della stella di Betlemme, è necessario ripartire
dal testo del Vangelo secondo Matteo per ricavarne il maggior numero di
informazioni. Dal Vangelo secondo Matteo apprendiamo che: ·
La stella non è una
cometa. Matteo usa infatti il termine "astér" ·
I Magi non dicono di
avere seguito la direzione della stella per raggiungere Gerusalemme, ma dicono
solo di aver visto sorgere la stella del re dei Giudei e di essere venuti ad
adorarlo. Quindi potrebbero essere giunti a Gerusalemme solo in quanto capitale
del regno dei Giudei. ·
Quando i Magi arrivano a
Gerusalemme, essi sanno che il re dei Giudei è già nato. ·
La stella che sorge
indica la nascita del nuovo re, ma non si esclude che possa indicarne il
concepimento ·
Quando Erode decide di
uccidere i bambini di Betlemme fissa l'età massima in due anni, basandosi
sull'epoca in cui i Magi avevano visto comparire la stella. È presumibile che
Erode abbia voluto lasciarsi un buon margine di sicurezza e che la comparsa
della stella possa essere fatta risalire ad un anno-un anno e mezzo prima della
venuta dei Magi. ·
Se da Gerusalemme la
stella si vede brillare sopra Betlemme, questo significa che essa è in
direzione sud ·
La stella che precede i
Magi, giunge sopra la casa di Gesù e si ferma su di essa può essere un
semplice fenomeno di illusione ottica. ·
Dato che i Magi vengono
da oriente, la stella doveva essere visibile nei paesi a est della Palestina ·
La stella non deve essere
stata un fenomeno tanto eclatante da risultare chiaramente visibile a
Gerusalemme, visto che Erode e i suoi scribi sono colti di sorpresa ·
Per giustificare il
viaggio dei Magi fin dalla Persia, tuttavia, esso doveva essere un evento
piuttosto inusuale, soprattutto per dei professionisti nell'osservazione degli
astri. ·
La stella doveva avere
delle caratteristiche tali da poter essere facilmente riconosciuta e distinta
dalle altre ·
La perdita di vista della
stella una volta giunti i Magi a Gerusalemme non necessariamente è da
attribuirsi ad un temporaneo affievolimento della stessa, ma potrebbe essere
legata ad altre cause, come la scarsa visibilità del cielo notturno dovuta a
rannuvolamenti Il secondo passo da compiere è restringere l'ambito temporale di
indagine, dal momento che gli eventi astronomici significativi nei dieci anni
precedenti lo zero sono decisamente numerosi. Ricorriamo al Vangelo secondo Luca. Luca 3,23 ci informa che Gesù, quando iniziò il suo ministero, aveva circa trent'anni. Il termine "circa" non è da intendersi come "mese più, mese meno", bensì come "anno più, anno meno". La forbice di età utile va quindi dai 25 ai 35 anni. Il ministero di Gesù cominciò poco dopo quello di Giovanni il
battista, il quale, secondo Luca 3,1-2, iniziò a predicare il 15º anno del
regno di Tiberio. Questo anno, a seconda della modalità adottata per il calcolo da parte dei romani, può corrispondere al 27-29 d.C. Se sottraiamo dal 27 d.C. 35 anni, otteniamo l'8 a.C. come possibile
data di nascita di Gesù più antica. La data più recente non può essere
inferiore al 13 marzo-11 aprile dell'anno quattro avanti Cristo, data di morte
di Erode il grande. Matteo (e indirettamente Luca) riportano infatti la nascita
di Gesù sotto il regno di Erode. I fenomeni astronomici da indagare sono quindi quelli compresi tra il
nove e il quattro avanti Cristo. Cominciamo a sfatare il mito della cometa. Dagli almanacchi astronomici cinesi e babilonesi è possibile
ricostruire quali furono le comete viste nel periodo considerato. La cometa di Halley, registrata da Dione Cassio e dagli astronomi
dell'antica Cina, effettuò un passaggio in prossimità della terra nel 12 a.C.,
troppo presto rispetto al periodo considerato. Gli astronomi cinesi riportano la comparsa di due oggetti senza coda nel 10 avanti Cristo e nell'aprile del 4 avanti Cristo, con il dubbio che potesse trattarsi di comete. Curiosamente attribuiscono ad una nova del marzo del 5 a.C., ben visibile per 70 giorni, l'attributo di hui hsing, ovvero di una stella che "spazza il cielo" (con la coda). Di tale corpo celeste non viene registrato alcun movimento rispetto alle altre stelle. Fatta eccezione per l'evento del 5 a.C. (riferibile tuttavia ad una nova, piuttosto che ad una cometa), i fenomeni ricadenti nell'intervallo
temporale di interesse sono assolutamente trascurabili. Il grande successo della stella cometa nelle rappresentazioni artistiche
e nell'immaginario popolare deriva probabilmente dal dipinto di una cometa che
Giotto ritrasse nella cappella degli Scrovegni per rappresentare la stella di
Betlemme, agli inizi del Trecento. Altri fattori atti a suggerire l'appeal delle stelle comete sono da ricercare nel fatto che si muovono
piuttosto rapidamente lungo la volta celeste, presentano una coda che suggerisce
l'indicazione di una certa direzionalità, sono un fenomeno molto appariscente. La stella di Betlemme potrebbe essere stata un meteorite o un fulmine
globulare? Per la tempistica di manifestazione del fenomeno assolutamente no. Sia
le meteore, sia i fulmini globulari sono visibili per qualche minuto al massimo,
non certo per mesi. Esaminiamo le registrazioni della comparsa di una stella nova o
di una supernova: si tratta di fenomeni legati al collasso di corpi
stellari che per un breve periodo, generalmente dell'ordine di poche settimane,
aumentano repentinamente la propria luminosità. In entrambi i casi l'effetto
visivo comporta l'improvviso apparire di un astro nel cielo, che, prima
dell'evento, era molto più debole o addirittura invisibile ad occhio nudo. Hughes segnala la comparsa di due novae nel cinque a.C. e nel
quattro avanti Cristo (D. Hughes, The Star of Bethlehem. An
Astronomer's Confirmation,
Walker & Co., New York 1979; capitolo 7). Una di queste è quella registrata dagli astronomi cinesi nel marzo del
cinque a.C. , che restò visibile per 70 giorni tra le costellazioni dell'Aquila
e del Capricorno. La stella di Betlemme potrebbe essere stata anche una stella variabile:
si tratta di stelle che variano la propria luminosità nel tempo in modo
periodico. Mira, nella costellazione della Balena, in un ciclo completo di 11 mesi
può aumentare e diminuire più volte il proprio splendore, a periodicità
mensile, passando da una luminosità pari a quella di una stella di terza
grandezza fino ad essere invisibile ad occhio nudo. La mancanza di carte
stellari precise e lo scarso interesse per lo studio delle variazioni di
luminosità delle stelle potevano far confondere Mira con una nova. La regione della costellazione della balena in cui si trova Mira è
molto vicina alla posizione in cui nel sette-sei a.C. avvenne la tripla
congiunzione planetaria tra Giove e Saturno di cui parleremo in seguito. È
possibile che i Magi, osservando questa porzione di cielo, abbiano assistito
all'ascesa luminosa di Mira e si siano messi in viaggio. Una volta in cammino,
l'avrebbero persa di vista a causa della sua variazione luminosa, per poi
ritrovarla sopra l'orizzonte di Betlemme. La teoria non è molto convincente. Non solo non si capisce a cosa
possano aver fatto riferimento i Magi, parlando di stella sorta da due anni, ma
è piuttosto improbabile che gli stessi, abituati ad osservare i cieli giorno
dopo giorno, abbiano potuto confondere una stella pulsante con una nova o con
una supernova. Passiamo ora ad una delle teorie più accreditate, che identifica la
stella di Betlemme con una serie di congiunzioni planetarie eccezionali. In occasione di queste sovrapposizioni prospettiche tra pianeti, man
mano che i due corpi si avvicinano fino a sovrapporsi, la luminosità
complessiva dell'immagine somma delle due tende ad aumentare, fino a diventare
massima quando due corpi sono adiacenti, prima che uno eclissi l'altro. Keplero calcolò che nel 7 avanti Cristo era avvenuta per ben tre volte
una congiunzione tra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, il 29
maggio, il 29 settembre e il 5 dicembre. Scoprì inoltre che, sempre nel 7
avanti Cristo, si era verificato un evento ancora più raro, ovvero
l'avvicinamento contemporaneo di tre pianeti, Giove, Saturno e Marte, che, pur
non congiungendosi, andavano a costituire lo spettacolo inusuale di tre oggetti
molto luminosi di una ristretta porzione di cielo. Tale evento poteva ripetersi
soltanto una volta ogni 805 anni. Le misure delle posizioni di Giove e Saturno relative all'anno sette
avanti Cristo, oltre a coincidere con i calcoli previsti teoricamente, sono
state ritrovate anche su tavolette babilonesi che contengono calendari
astronomici. È possibile quindi ipotizzare la seguente ricostruzione. Nel maggio del sette avanti Cristo, i Magi osservano la prima
congiunzione e le attribuiscono un valore simbolico in relazione alla nascita
del Messia ebraico. Una volta calcolate le successive congiunzioni, stabiliscono
di recarsi a Gerusalemme. Durante il viaggio osservano la seconda congiunzione,
verso settembre. A dicembre giungono a Gerusalemme e chiedono informazioni sulla
nascita del nuovo re. Qui assistono alla terza congiunzione: dato che in questo
mese la costellazione dei pesci, con i due pianeti, dopo il tramonto, appare in
direzione sud, cioè verso Betlemme, la "stella" sembra indicare
proprio la cittadina suggerita da Erode. Se sono partiti immediatamente dopo la prima congiunzione, il loro
viaggio è durato circa sei mesi, l'età presunta del bambino Gesù. Quali motivi potrebbero aver indotto i Magi a identificare proprio
questa congiunzione planetaria con quella che indicava la nascita del re dei
Giudei? La spiegazione sta nel significato simbolico che i popoli antichi
attribuivano ai corpi celesti e alle costellazioni coinvolte nel fenomeno. La costellazione dei Pesci era associata dagli astrologi al popolo
ebraico, mentre Giove era considerato il pianeta della regalità. I Magi erano
sicuramente al corrente delle profezie messianiche del popolo ebraico, che
presentavano molti punti in comune con lo Zoroastrismo. È anche possibile che Saturno rappresentasse Dio Padre e Giove il suo
Messia. Lo studioso Simo Parpola afferma che per gli astrologi caldei gli eventi
del sette avanti Cristo avrebbero annunciato la fine del vecchio ordine del
mondo e l'arrivo di un re mandato da Dio. I Caldei avevano previsto la triplice
congiunzione sino dall'anno prima, producendo quattro coppie della tavoletta con
la previsione, ritrovate in siti diversi (a testimoniare la grande importanza
attribuita al fenomeno). Nonostante questi chiarimenti, anche nel caso della spiegazione proposta
permangono delle difficoltà: ·
Per giungere dalla
Persia, sei mesi sono veramente tanti ·
Perché fare uccidere i
bimbi fino a due anni, se fosse bastato far uccidere quelli fino ad un anno? Alla prima obiezione è possibile fornire una risposta plausibile. Il
testo evangelico lascia supporre che tra il sorgere della stella e la partenza
dei Magi sia intercorso un po' di tempo. «Dov'è
il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo
venuti per adorarlo». (Matteo 2,2) Se la stella è proprio quella del re dei Giudei, essa deve essere
apparsa al momento della sua nascita o del suo concepimento. Quando i Magi
arrivano a Gerusalemme, essi danno per scontato che il Messia sia già nato e
che la sua identità sia già nota ai suoi compatrioti e futuri sudditi. Dato
che tra la prima congiunzione e la terza trascorrono appena sei mesi, ne
consegue che i Magi abbiano associato il momento della nascita del nuovo re alla
comparsa della stella. Essi quindi sanno di essere in ritardo rispetto alla data della nascita,
ed è possibile che abbiano pianificato la propria visita proprio immaginando di
recarsi dal bambino quando questi fosse già un po' cresciuto (sei mesi). La durata del viaggio non è quindi di sei mesi, ma del tempo necessario
per arrivare a Gerusalemme quando il bambino avesse compiuto quest'età (uno-due
mesi a seconda del luogo di provenienza dei Magi). Il problema dei due anni delle vittime della strage degli innocenti
resta invece di difficile comprensione, se l'obiettivo era un infante di sei
mesi, a meno di non voler considerare questa indebita estensione di ben un anno
e mezzo oltre l'età presunta l'ennesima conferma della nefandezza di Erode. Agli eventi astronomici del sette avanti Cristo ne seguirono altri non
meno eclatanti, di volta in volta indiziati dai vari studiosi di aver originato
il fenomeno della stella di Betlemme. Prima di uscire dalla costellazione dei Pesci, Giove e Saturno furono
raggiunti da Marte. Nel febbraio del 6 a.C. vi furono simultaneamente le
congiunzioni di Giove con la luna e di Marte con Saturno, entrambe nella
costellazione dei Pesci. Poco dopo, Giove entrò nella costellazione dell'Ariete ed ebbe due
congiunzioni con la luna così prossime da risultare occultato il 17 aprile ed
il 19 dicembre. Diversi autori, tra i quali Keplero e, più recentemente, Colin Humphreys, ritengono che gli eventi astronomici del 7 e del 6 avanti Cristo costituirono una sorta di annuncio della futura nascita del Salvatore, la quale sarebbe avvenuta in corrispondenza della supernova del marzo del 5 a.C. Secondo gli astronomi cinesi quello strano oggetto che presentava
caratteristiche intermedie tra una supernova ed una cometa rimase visibile per
70 giorni. I Magi avrebbero quindi avuto tutto il tempo per osservare la sua
prima comparsa, mettersi in viaggio ed arrivare a Gerusalemme entro i due mesi
successivi. Giungendo in Giudea tra aprile e maggio, all'alba i Magi avrebbero
potuto vedere la stella da Gerusalemme brillare in direzione sud, cioè verso
Betlemme. Dall'inizio dei fenomeni celesti, il 29 maggio del 7 avanti Cristo e
l'arrivo a Gerusalemme dei Magi, nell'aprile-maggio del 5 a.C. trascorrono
giusto due anni. È quindi possibile che i Magi, interrogati, abbiano riferito a Erode
non la data di apparizione della supernova, corrispondente alla data di nascita
del nuovo re dei Giudei, ma la data di inizio dei fenomeni astronomici dai quali
avevano desunto l'identità del nascituro, cominciati un paio di anni prima. I
traduttori di Erode potrebbero aver equivocato sulle due date a causa delle
difficoltà di comprensione tra le lingue parlate dalle due parti. Secondo questa ricostruzione, i Magi si sarebbero recati a far visita a
Gesù quando questi aveva uno-due mesi, poco dopo la presentazione al tempio
avvenuta 40 giorni dopo il parto. È possibile anche una terza spiegazione. Nel 7 avanti Cristo, i Magi osservano la triplice congiunzione tra
Saturno e Giove, interpretandola come il segno della nascita del nuovo re dei
Giudei, ma senza attribuire inizialmente a questo personaggio il ruolo di
Messia. L'avvicinamento eccezionale tra Saturno, Giove e Marte e i fenomeni
astronomici del 6 avanti Cristo convincono i Magi che il bimbo nato è il
Salvatore, mentre la comparsa della supernova nel marzo del 5 a.C. viene
interpretata come il segnale divino di recarsi a rendere omaggio al pargolo. I
Magi arrivano a Gerusalemme dopo uno-due mesi di viaggio. La stella non ha, in
questa prima parte del viaggio, funzione di indicare la direzione: i Magi si
recano a Gerusalemme poiché ritengono che nella capitale dei Giudei la nascita
del Messia sia ormai un evento risaputo. Quando scoprono che le cose non stanno
in questi termini, cercano di ottenere informazioni più precise. Notando che,
da Gerusalemme, la stella appare nella stessa direzione di Betlemme, indicata
come meta dagli scribi di Erode, interpretano tale coincidenza come un segno e
si rallegrano. Tra Gerusalemme e Betlemme ci sono solo 8 km, ovvero un paio d'ore di
viaggio. In questo breve tratto la stella fornisce anche un'indicazione
direzionale. In una casa di Betlemme, i Magi incontrano Maria e Gesù, il quale, se
nato in corrispondenza della prima congiunzione tra Saturno e Giove, ha poco
meno di due anni. Questa ricostruzione rende più comprensibile il comportamento di Erode,
ma presuppone che i Magi indichino come "stella del re dei Giudei" una
supernova la cui comparsa non risulta legata né al concepimento, né alla
nascita di Gesù, ma solo al momento più idoneo per recarsi a rendergli
omaggio.
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