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TESTIMONIANZE CRISTIANE SULLA STORICITÀ DI GESÙ CRISTOAdriano Stagnaro - rev. 01 - 14 marzo 2011
I documenti più antichi che si occupano della vita e degli insegnamenti di Gesù di Nazareth sono stati scritti dai suoi discepoli. Sull'attendibilità storica di queste testimonianze, la critica razionalista si è espressa piuttosto impietosamente, giudicando tutte queste opere come menzognere, per il semplice fatto di essere state redatte da cristiani, ovvero da parte in causa. Se il medesimo criterio fosse stato adottato per valutare l'attendibilità di tutte le opere a carattere storico dell'antichità, oggi noi praticamente non conosceremmo nulla dell'epoca romana, in quanto praticamente tutta la storiografia antica ci è stata trasmessa da autori romani, ovvero da parte in causa. Così da una parte si dubita della veridicità del Vangelo secondo Giovanni, un testimone oculare, e dall'altra nessun dubbio viene mai sollevato sull'attendibilità del De bello gallico, un diario militare scritto da Cesare in persona per celebrare le proprie imprese in Gallia . Ovviamente questo criterio non è assolutamente razionale, ma la storicità o meno di un documento antico deve essere valutata sulla base di un'analisi più approfondita, non solo in base al preconcetto nutrito nei confronti dell'autore. Tra i documenti cristiani che raccontano la vita e gli insegnamenti di Gesù ve ne sono alcuni la cui veridicità venne subito respinta dalle prime comunità cristiane, altri che furono accettati come veritieri sin dalla loro redazione e mai più abbandonati, altri che furono accettati o respinti soltanto al termine di un processo durato secoli. La prima comunità cristiana avvertì la necessità di mettere per iscritto gli insegnamenti e le vicende riguardanti Gesù molto precocemente, se è vero che Luca, probabilmente poco dopo il 70 d.C., nell'introduzione al suo Vangelo, già osservava: Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato (...) (Luca 1,1-3) Tra i "molti" di cui parla Luca ci sono sicuramente Matteo, con il suo Vangelo scritto in lingua semitica e Marco, ma anche altri autori appartenenti alla cerchia apostolica o ai loro immediati discepoli, le cui opere sono andate perdute. Di che tipo di opere letterarie si trattava? Dato che Luca parla esplicitamente di "racconto degli avvenimenti successi tra di noi", egli fa riferimento esplicito a opere tipo i Vangeli oppure gli Atti. Nel loro complesso i documenti prodotti dalle varie comunità cristiane tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo appartengono a diversi generi letterari, tra i quali possiamo distinguere vangeli, atti, lettere, apocalissi, raccolte di detti attribuiti a Gesù (logia), scritti ecclesiastici, costituzioni, canoni, commentari eccetera. Gran parte di questo materiale è spurio, ovvero è riconducibile a comunità cristiane che si distaccarono dalle comunità di discendenza apostolica per dare origine a gruppi eretici. Per giustificare le deviazioni dottrinali scrissero essi stessi dei Vangeli ad hoc o modificarono a piacimento quelli già esistenti. Ben presto la chiesa cattolica apostolica avvertì la necessità di fare chiarezza tra tutti questi documenti circolanti, per stabilire quali potessero essere ritenuti attendibili e quindi utilizzati lecitamente nelle pratiche liturgiche, quali dovessero essere rigettati interamente e quali potessero essere adoperati, ma solo per riflessioni personali. Furono individuati dei requisiti essenziali per distinguere ciò che era conforme agli insegnamenti del magistero apostolico da ciò che non lo era e fu stabilito il canone, ovvero l'indice dei libri ammessi. Il processo fu molto lungo e, nonostante un primo canone fosse già ben definito intorno al 180 d.C. con il cosiddetto "canone del Muratori", la definitiva chiusura del canone avvenne solo con la controriforma. Per chi fosse interessato ad approfondimenti sul tema della formazione del canone biblico, rimando al capitolo "Integrità dei Vangeli", in cui tale argomento è sviluppato con dovizia di riferimenti. Per ora possiamo puntualizzare due caratteristiche molto importanti dei Vangeli cosiddetti canonici e degli Atti degli apostoli:
I testi accettati dalla Chiesa sulla base dei requisiti stabiliti entrarono a far parte del canone e quindi del Nuovo Testamento. La Chiesa riconosce questi documenti alla base della propria dottrina e ne afferma l'ispirazione divina. I documenti che non assolvevano i requisiti di canonicità furono lasciati fuori dal canone e dal Nuovo Testamento. Alcuni di questi documenti non sono assolutamente in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa apostolica, ma sono stati scartati in quanto non riconosciuti direttamente dipendenti dagli insegnamenti degli apostoli o dei loro immediati discepoli. Abbiamo tra questi scritti opere di catechesi come la Didaché o Il pastore di Erma, lettere pastorali, commentari ai Vangeli eccetera. Altri documenti furono scartati per il proprio contenuto, ritenuto incompatibile con gli insegnamenti della Chiesa apostolica. Questi documenti furono definiti "apocrifi". Gli scritti apocrifi annoverano vangeli, atti, apocalissi, lettere fittiziamente attribuite ad apostoli, il cui contenuto risulta profondamente influenzato da correnti filosofiche in aperto contrasto con l'ortodossia delle chiese di tradizione apostolica, quali lo gnosticismo; si tratta di opere generalmente tardive, databili tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo, dipendenti dai Vangeli canonici per quanto riguarda lo spunto principale della narrazione, ma in genere assolutamente inattendibili dal punto di vista storico, ricchi di episodi immaginari, inventati, spesso avulsi dal contesto storico dell'epoca in cui sono ambientati. A onor del vero bisogna ammettere che alcuni di questi Vangeli apocrifi, soprattutto quelli che narrano vicende della vita di Gesù o di sua madre Maria non riportate dai canonici, ebbero un certo successo popolare almeno fino al medioevo e godettero di una certa tolleranza da parte delle gerarchie ecclesiastiche. In ogni caso il loro valore storico è da considerarsi praticamente inesistente. Si può dire che per i Vangeli apocrifi valgono ampiamente tutte le considerazioni di non storicità che la critica razionalista ha sollevato nei confronti dei Vangeli canonici. Esaminiamo rapidamente alcuni degli scritti apocrifi ritenuti più interessanti.
Un discorso leggermente diverso va fatto per il cosiddetto Papiro di Egerton 2. L'importanza di questo documento deriva dal fatto che esso, per datazione, è il più antico frammento cristiano che si conosca, dopo il papiro di Rylands P52. P. Egerton 2 è stato pubblicato per la prima volta da H.I. Bell, T.C. Skeat in "Fragments of an Unknown Gospel", Trustees, London, 1935. Il papiro contiene episodi evangelici che in parte richiamano analoghi episodi di Giovanni o dei sinottici e in parte sono del tutto originali. In particolare vengono riferite una disputa di Gesù nel Tempio in seguito a una sua trasgressione della legge sulla purità, la guarigione di un lebbroso, la questione della tassa e un miracolo sul Giordano assente nei vangeli canonici. Il papiro è stato datato su base paleografica all'inizio del secondo secolo (al massimo 150 d.C.) da Bell e Skeat. I medesimi studiosi sottolineano che vi sono alcuni argomenti che portano a concludere che il papiro non può essere stato scritto prima dell'inizio del II secolo, in quanto esso omette regolarmente lo iota ascritto, contiene un elaborato sistema di nomina sacra, utilizza le dieresi sopra le upsilon e qualche volta anche sopra gli iota. Si deve poi considerare che i frammenti del P. Egerton 2 appartengono a un codice, cioè sono scritti in recto e verso, un formato editoriale che secondo le nostre attuali conoscenze papirologiche andò diffondendosi a partire dalla fine del I secolo d.C. ed essenzialmente con le opere cristiane (G. Bastia: Apocrifi di particolare interesse papirologico - Il papiro di Egerton 2, 2006). Dato che il papiro Egerton 2 è una copia, bisogna dedurne che l'originale risalga almeno al 110-130 d.C. Il Vangelo al quale appartengono questi frammenti risulta ancora sconosciuto. Viene riconosciuta una dipendenza dal Vangelo di Giovanni soprattutto per quanto riguarda lo stile, ma non esistono indizi, nei frammenti superstiti, di inquinamento gnostico o eretico nei contenuti. Purtroppo la scarsità dei dati documentali, l'impossibilità di ricostruire il contesto narrativo o di risalire all'autore impediscono di utilizzare questi frammenti di Vangelo sconosciuto per la ricostruzione della figura storica di Gesù. È comunque interessante notare come la figura di Gesù Cristo che emerge da questi brevi spezzoni di età così antica sia ben più coerente con quella dei Vangeli canonici di quella ieratica e misterica proposta dai Vangeli gnostici. Per il loro grande interesse, riporto la traduzione dei frammenti del papiro Egerton 2 proposta da G. Bastia in: "Apocrifi di particolare interesse papirologico - Il papiro di Egerton 2", 2006. Frammento 1, verso (una discussione riguardo la trasgressione delle leggi ebraiche sulla purità)
Testo ricostruito e tradotto dal greco. Gesù disse ai dottori della legge (testo greco: nomikoij): "punite i peccatori e i trasgressori non me [...]" E voltandosi disse ai capi del popolo (testo greco: arcontaj tou laou): "cercate nelle scritture (greco: grafaj), dove pensate di avere la vita: queste testimoniano di me. Non pensate che io sia venuto ad accusarvi davanti al Padre mio. C'è già qualcuno che vi accusa: Mosè, nel quale avete sperato." Gli dissero: "Sappiamo che Dio parlò a Mosè, ma di te non sappiamo nulla, neppure da dove vieni". E Gesù rispose loro: "Ora è accusata la vostra incredulità in quelli che sono stati lodati da lui. Perchè se voi aveste creduto in Mosè allora avreste dovuto credere in me, perchè di me egli scrisse ai vostri padri." Frammento 1, recto (tentativo di lapidare Gesù; la guarigione di un lebbroso) Testo ricostruito e tradotto dal greco. [...] e raccogliendo assieme delle pietre, per lapidarlo. E i capi (testo greco: arcontej) allungarono le loro mani su di lui per afferrarlo e consegnarlo alla folla. Ma non poterono prenderlo perchè l'ora del suo arresto non era ancora giunta: il Signore, sfuggendo dalle loro mani, si ritirò da loro. Ed ecco un lebbroso venne a lui dicendo: "Maestro Gesù (testo greco: didaskale Ihsou) viaggiando con i lebbrosi e sedendo a mensa con loro, io stesso sono diventato un lebbroso; se tu lo vuoi, puoi guarirmi". Il Signore gli disse: "Lo voglio, guarisci!" E subito la lebbra lo lasciò. Gesù gli disse: "Vai dai sacerdoti e offri quello che Mosè ha comandato e non peccare più." Frammento 2, recto (la questione delle tasse richieste dai sovrani del mondo) Testo ricostruito e tradotto dal greco. Venendo a lui, lo misero alla prova dicendo: "Maestro Gesù (testo greco: didaskale Ihsou) sappiamo che sei venuto da Dio perchè tu dai testimonianza a tutte le profezie. Dicci, dunque, è lecito dare ai sovrani quelle cose che sono richieste dalle loro posizioni? Dobbiamo dargliele o no?" Ma Gesù, conoscendo i loro propositi e indignandosi disse loro: "Perchè mi chiamate maestro con la vostra bocca e non fate quello che dico? Bene profetizzò Isaia di voi, dicendo: questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. E invano mi venerano, insegnando dottrine che sono precetti di uomini." Frammento 2, verso (un miracolo avvenuto in prossimità del fiume Giordano) Testo ricostruito e tradotto dal greco. "[...] chiudere bene [...] è stato sottomesso con incertezza [...] il suo peso non pesato?" E quando rimasero perplessi alla strana domanda, Gesù, mentre camminava, stando sul bordo del fiume Giordano, stendendo la mano destra, lo riempì con [...] e seminò sopra la [...] E [...] acqua [...] E [...] davanti a loro spuntarono frutti [...] gioia [...] P. Egerton 2 frammento 3 e P. Koln 255 = questi frammenti sono estremamente danneggiati (P. Koln 255 è anche molto piccolo) e non è stato possibile ricostruire un testo dalle lettere superstiti. Abbiamo visto che gli scritti apocrifi, in generale, non possono essere usati per lo studio della figura storica di Gesù di Nazareth, in quanto il loro contenuto non è storicamente attendibile. Essi sono stati composti all'interno di comunità distaccatesi dalle chiese di discendenza apostolica le quali, così facendo, hanno rinunciato alla continuità di trasmissione della tradizione orale da parte dei discepoli dei testimoni oculari. In questo modo si è consumato il distacco tra queste narrazioni e il loro fondamento storico. Senza la testimonianza tramandata dai testimoni oculari, i gruppi eretici hanno potuto colmare le proprie lacune solo con la fantasia, concedendo spazio eccessivo agli elementi meravigliosi e mettendo in bocca a Gesù Cristo gli insegnamenti sviluppati all'interno della propria comunità. Prendiamo ora in considerazione i documenti prodotti in ambiente ortodosso che non sono entrati a far parte del Nuovo Testamento. Si tratta di scritti ecclesiastici, lettere, commentari e opere di catechesi redatte tra il primo ed il secondo secolo dopo Cristo dai cosiddetti padri apostolici, ovvero da giovani discepoli degli apostoli. Spesso questi documenti contengono brevi detti o aforismi attribuiti a Gesù che prendono il nome di "Agra-fa" (= i non scritti), in quanto trasmessi al di fuori della Sacra scrittura. I logia sono una categoria particolare di agra-fa, attribuendosi convenzionalmente questo termine alle sole sentenze recuperate dai papiri di provenienza egizia. Se gli agra-fa contenuti in scritti apocrifi di chiara matrice eretica, in particolare gnostica, sono da scartare a priori, non altrettanto può esser fatto con i detti trasmessi in ambiente cristiano ortodosso, i quali potrebbero effettivamente riprodurre insegnamenti di Gesù sfuggiti agli scritti canonici. Un esempio chiaro di agra-fa da considerarsi originale è la frase di Gesù riferita da Paolo in Atti 20,35, della quale non troviamo traccia nei Vangeli: "In
tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i
deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia
nel dare che nel ricevere!" La possibilità che alcune brevi sentenze di Gesù siano state trascurate dai vangeli canonici, trasmesse attraverso la tradizione orale e quindi fissate per iscritto nei primi secoli del cristianesimo non è affatto remota. RICCIOTTI presenta numerosi esempi di agra-fa estratti da scritti cristiani non apocrifi, risalendo addirittura fino al terzo-quarto secolo dopo Cristo (Vita di Gesù Cristo, 1941; paragrafo 98):
"Cosi
troviamo che, nel secolo I, Clemente romano attribuisce a Gesù il detto: “.... Come farete, cosi sarà fatto a voi; come darete, cosi sarà dato a
voi; come giudicherete, cosi sarete giudicati; come sarete benigni, cosi si sarà
benigni con voi” (I Corinti, 13); nel secolo II, il palestinese Giustino
martire gli attribuisce la sentenza: In quali (opere) io vi sorprenderò, in
quelle vi giudicherò (Dialog. cum Tryph., 47); nel secolo III, l'alessandrino
Origene gli assegna l'aforisma: Chi è vicino a me, e' vicino al fuoco; chi e'
lungi da me, e' lungi dal regno (in Jer., xx, 3), aforisma che nel secolo
successivo si ritrova in Didimo il cieco, egualmente alessandrino; e ancora
nel secolo IV il siro Afraate, il “Sapiente Persiano”, presenta come detta
da Gesù la seguente ammonizione: Non dubitate, si che affondiate dentro il
mondo, a somiglianza di Simone che dubitando cominciò ad affondare dentro il
mare (Demonstr., I, 17). E le citazioni, che talvolta contengono anche piccole
particolarità della biografia di Gesù, potrebbero estendersi ad altre epoche
e regioni." Che valore attribuire a questi frammenti? È lo stesso RICCIOTTI a proporre la risposta più ragionevole (Ibidem; paragrafo 99): "Un giudizio generale non si potrebbe dare, ed è necessario riportarsi a singoli casi. Molto spesso si tratta certamente di citazioni di vangeli canonici fatte, non con quell'aderenza letterale che oggi sarebbe di rigore, bensì in maniera larga e oratoria, si da mirare al concetto sostanziale più che alla parola materiale. Altre volte sembra che la citazione, specialmente se contiene una particolarità biografica, sia tolta da qualche scritto privato di edificazione, o anche da qualche apocrifo perduto. In altri casi potrà dipendere da una tradizione soltanto orale, senza però che oggi si possa decidere se quella tradizione risalisse veramente alle origini oppure fosse una pia elaborazione cristiana. In conclusione, pur rimanendo la possibilità astratta che taluni Agrafa siano autorevoli, la rispettiva dimostrazione è assai difficile a raggiungersi. Questa generica diffidenza è giustificata anche di fronte a taluni brevi tratti particolari, contenuti solo in qualche codice del Nuovo Testamento ma ignoti a tutti gli altri antichi documenti. Ad esempio, il codice D detto di Beza, del secolo VI, al passo di Luca, 6, 4, soggiunge questo tratto: In questo stesso giorno, avendo (Gesù) visto un tale che lavorava di sabbato, gli disse: Uomo, se tu sai ciò che lai, sei beato; se poi non lo sai, sei maledetto e trasgressore della Legge. Tanto caratteristica è l'idea qui espressa, quanto è singolare il tratto che l'esprime, ignoto a tutti gli altri codici. Un'altra celebre aggiunta, caratteristica e del tutto solitaria, è quella contenuta nel manoscritto W (Freer) e messa appresso a Marco, 16, 14. Anche per questi tratti speciali di solitari codici, in forza delle stesse ragioni accennate sopra, sarà ben arduo dimostrare che l'autenticità astrattamente possibile debba considerarsi nei singoli." A questo punto ci restano da esaminare soltanto i documenti entrati a far parte del canone del Nuovo Testamento. Abbiamo quattro Vangeli e un libro di Atti che costituisce la prosecuzione naturale di uno di questi, 14 lettere attribuite a San Paolo, sette lettere "cattoliche" attribuite a Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda ed un'Apocalisse, per un totale di 27 libri. Tralasciando inizialmente Vangeli e Atti, è possibile ricostruire una schematica ma sostanzialmente corretta "Vita di Gesù" utilizzando esclusivamente riferimenti provenienti dagli altri libri del Nuovo Testamento. Questa operazione è importante in quanto conferma la sostanziale concordanza di documenti aventi origine da tradizioni differenti, la quale depone a favore dell'autenticità di quanto riportato. La ricostruzione della vita di Gesù in base a documenti canonici extra-evangelici è stata effettuata da RICCIOTTI in Vita di Gesù, 1941, paragrafo 103. La riporto di seguito, dopo averla epurata dei brani tratti dagli Atti degli apostoli, il cui autore è uno dei Evangelisti, Luca: Gesù
fu, non già un eone celestiale, bensì “un uomo” (Romani, 5, 15) “fatto
da donna” (Galati, 4, 4), discendente da Abramo (Gal, 3, 16) per
la tribù di Giuda (Ebrei, 7, 14) e per il casato di David (Rom., 1,
3). Egli aveva dei “fratelli” (I Corinzi, 9, 5), di cui uno chiamato
Giacomo (Gai., 1, 19). Fu povero (I Cor., 8, 9,) mansueto e
dimesso (II Cor., 10, 1). Dodici dei suoi discepoli furono chiamati “apostoli”,
ed a questo gruppo appartennero fra altri Cefa, ossia Pietro, e Giovanni (I Cor., 9, 5; 15,
5-7). Una volta apparve ai suoi discepoli gloriosamente trasfigurato (II Pietro, 1,
16-18). Nella notte del tradimento istitui l'Eucaristia (I Cor., 11,
23-25), agonizzò pregando (Ebrei,
5, 7), fu oltraggiato (Rom., 15, 3); pati sotto Erode e Ponzio Pilato
(I Timoteo, 6, 13). Fu crocifisso (Gai., 3, 1; I Cor., 1,
13. 23; 2, 2) fuori della porta della città (Ebrei, 13, 12); fu sepolto
(I Cor., 15, 4). Risorse dai morti il terzo giorno (I Cor., 15,
4); quindi apparve a molti (I Cor., 15, 5-8) ed ascese al cielo (Rom.,
8, 34). Dal momento che le lettere Paoline furono scritte approssimativamente tra il 51 ed il 66 d.C., ne deriva che questa ricostruzione della vita di Gesù è precedente alla stesura dei Vangeli. I brani di Paolo da cui essa è stata rielaborata costituiscono le più antiche testimonianze storiche messe per iscritto della vita e delle opere di Gesù di Nazareth, redatte tra 21 e 36 anni dopo la sua morte in croce.
Nell'ambito degli scritti del Nuovo Testamento, i quattro Vangeli e gli Atti degli apostoli sono quelli che meglio si prestano a fornire notizie storiche sulla vita e sugli insegnamenti di Gesù, in quanto vennero redatti proprio con questo obiettivo. Al fine di negare l'esistenza storica di Gesù di Nazareth, la critica razionalista si è scagliata contro attendibilità storica dei racconti evangelici e degli Atti, proponendo varie ipotesi relative all'invenzione della figura del Nazareno. Nei capitoli che seguono, confuteremo le tesi razionaliste, dimostrando in maniera inequivocabile l'attendibilità storica e la veridicità del contenuto dei quattro Vangeli canonici e degli Atti degli apostoli.
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