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Adriano
Stagnaro - rev.01 - 12maggio 2008
Uno
dei cavalli di battaglia del laicismo anticlericale, nella lotta alla presunta
superstizione che consisterebbe nella venerazione delle reliquie, è
l’affermazione che, se si riunissero insieme tutti i frammenti della Vera
Croce sparsi nelle Chiese del mondo, otterremmo tonnellate di legna.
La
dichiarazione ha origini antiche e padri illustri, anche se non proprio al di
sopra delle parti.
Scrive
infatti il protestante Giovanni Calvino, nel suo Traité
Des Reliques :
“Non
c'è un'abbazia così povera da non averne un esemplare [di reliquia della
Croce]. In alcuni luoghi se ne trovano grossi frammenti, come nella Santa
Cappella, a Parigi, a Polictiers, e a Roma, dove si dice che ne sia stato
ricavato un crocifisso di discrete dimensioni. In breve, se tutti i pezzi
ritrovati fossero raccolti, formerebbero un grande carico di nave. Tuttavia i
Vangeli mostrano che poteva essere trasportata da un solo uomo.”
In
effetti è probabile che le presunte reliquie della Santa Croce in realtà siano
contraffazioni medioevali create da mercanti e falsari in un periodo in cui il
commercio delle reliquie era un’attività assai redditizia.
Tuttavia,
in spregio a Calvino e a chi continua pappagallescamente a propugnare la sua
tesi, nel 1870, Rohalt de Fleury, nel suo Mémoire sur les instruments de la
Passion, si prese la briga di catalogare e misurare tutti i frammenti
conosciuti attribuiti alla Vera Croce.
Il
volume complessivo dei frammenti arrivava ad appena 0,004 mc, corrispondenti ad
un cubo di circa 16 cm di lato, a fronte di un volume totale stimato della croce
pari a 0,178 mc
Né
tonnellate, né carichi di nave, quindi, ma un peso variabile tra 3,8 kg
(nell’ipotesi di legno di olivo) e 2,6 kg (nell’ipotesi di legno di pino).
Personalmente
ritengo assai improbabile che la Vera Croce sia sopravvissuta alla distruzione
di Gerusalemme del 70 d.C. e, soprattutto, all’edificazione di un tempio a
Venere sul Golgota voluta dall’imperatore Adriano nel 135 d.C.
Alcuni
dei frammenti oggi conservati potrebbero appartenere alla croce ritrovata da
Elena, madre dell’imperatore Costantino, intorno al 326 d.C., probabilmente
fabbricata da qualche astuto artigiano agli inizi del IV secolo.
A
sostegno di tale ipotesi vi sono i risultati di uno studio microscopico eseguito
su quattro schegge provenienti da altrettante Chiese europee (Santa Croce in
Gerusalemme a Roma, Notre Dame de Paris, il Duomo di Pisa e Santa Maria del
Fiore), con prove documentate degli Imperatori bizantini, il quale ha
evidenziato la coerenza della specie legnosa utilizzata: olivo. (William Ziehr, La
Croce, Stoccarda 1997, p.63)
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